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La vedova di Nain

Cari amici della Spigola,
nella notte tra sabato e domenica nella mia città natale è stato ucciso un musicista di 39 anni.
In base alle testimonianze tutto è successo per un complimento di troppo che avrebbe fatto ad una donna della comitiva.
E’ stato ucciso da un ragazzo di 24 anni che in precedenza ha suonato insieme a lui, pare che fossero entrambi ubriachi e il ragazzo ha reagito armato con una bottiglia rotta per difendere la donna: nella colluttazione gli ha tagliato la gola.
Conoscevo il morto e conosco il fratello ci siamo visti l’ultima volta più di 30 anni fa, facevamo i chierichetti nella mia parrocchia.
Conoscevo di vista il padre (morto qualche anno fa) e conosco di vista la madre, entrambi sordomuti.
La mamma viveva col figlio ucciso, una tragedia nella tragedia.
Un profondo dolore per il male che è in ogni uomo, anche in me, e una profondissima pietà umana per la mamma e il fratello sono in me da diversi giorni.
In molti si sono mobilitati per pagare il funerale e aiutare questa povera famiglia, anche i vari club di tifosi della squadra di calcio della città. Questa tragedia ci ha scosso, tutti ci chiediamo il perché.
Possiamo elencare i motivi, prendercela con l’alcol, con le cattive compagnie ecc. ma le azioni dell’uomo sono cariche di significato, di qualcosa che va ben oltre la ricerca delle cause: la ragione dell’uomo non è in pace finché non arriva all’origine.
Perché? Qual è il significato? Che valore ha una tragedia simile?
Siamo sguarniti, soli e nudi di fronte la morte, di fronte al male e all’ingiustizia: non abbiamo in noi né la forza né le risposte adeguate.
Dove cercarle?

(12) Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. (13) Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». (14) Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». (15) Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. 

Nel vangelo di Matteo 7-11,17 è riportato l’episodio della vedova di Nain: Gesù si commuove per la vedova e le restituisce il figlio.
Dio come vorrei che le fosse restituito! E’ vero, non era uno stinco di santo, ma questo dolore purifica tutto.
A chi stringersi in questo dolore? Chi comprende (nel senso di abbraccio) un dolore simile?
Occorre qualcosa che attraversi la vita e la morte, qualcosa di adeguato al desiderio di vita e di giustizia che è nel cuore di ogni uomo.
Testimoni, occorrono testimoni: santi che ci facciano vedere che la vita non è la favola raccontata da un pazzo in un accesso di furore, uomini che ci facciano intravedere che la sofferenza è un valore e che la resurrezione inizia oggi.
E’ necessario che la nostra amicizia sia a questo livello, non possiamo perdere tempo: il mondo e tutti noi ne abbiamo bisogno.

Ciao

Tonno subito