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Servire il bene

“La via giusta è servire il bene come quel poliziotto stanco, non più giovane, la faccia tonda piuttosto inespressiva e una bella pancetta: in attesa che arrivasse l’ambulanza l’avevo visto strisciare per aiutare i feriti che erano rimasti intrappolati dentro il furgone capovolto all’incrocio di Ashkelon. E’ stato qualche anno fa e ricordo ogni minimo dettaglio: lui disteso per terra, attraverso la portiera schiacciata stava facendo la respirazione bocca a bocca a una donna che aveva perso conoscenza. Ma nel momento in cui era arrivata la squadra d’emergenza e il medico si era infilato lì sotto prendendo il suo posto, quel poliziotto si era alzato e aveva voltato le spalle, non poteva più essere d’aiuto con i feriti ed era immediatamente tornato a occuparsi dell’ingorgo di macchine: Prego signora. Su, circolare. Lo spettacolo è finito. Seccamente. In modo persino brutale. Con la voce arrochita dalle sigarette. Senza badare ai propri capelli impiastricciati di fango, al berretto tutto schiacciato e al rivolo di sangue sporco di terra che gli scendeva dal naso. Sotto le ascelle aveva dei cerchi di sudore acido e dalla fronte al collo il sudore scendeva insieme alla terra. Quanti anni sono passati, eppure non ho dimenticato quel particolare insieme di bontà e freddezza. Spero ancora di servire il bene nel modo che ho appreso da quel poliziotto: non con struggimento bensì con estrema precisione. Con quella stessa efficienza che quasi sconfina con la brutalità. E con mano sicura. Mano chirurgica.” (Amos Oz – “Non dire notte”)

Del libro – bello – che ho letto qualche settimana fa e da cui sono tratte le righe che ho trascritto forse tornerò a parlare (del resto la frase è solo un ricordo della protagonista…), ma il punto è che anch’io, oggi, pensando alla settimana che inizia, desidero servire il bene almeno così: come, quando e finché sarà utile. E ve lo voglio dire.

Alice


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“Il conto di Renzi”

In Europa chiamano così il debito che l’Italia deve recuperare per rientrare nei parametri che abbiamo superato con il precedente governo. Tradotto, è come se ci fosse stato un patto: noi ti lasciamo sforare sui soldi che a te servono per promuovere il tuo (e nostro) referendum, tu vinci e poi ripaghi con le tasse che metterai con la rinnovata popolarità. In realtà, in questi mari si capiva che Renzi concedeva un po’ troppo a tutti. Più profondamente e semplicemente, tutti gli italiani salvo le élite superiori avevano intuito che Renzi raccontava balle. Oh pardon, adesso si dice fake news. Una volta capito che Renzi raccontava fake news, gli italiani hanno votato anche contro la proposta di riforma costituzionale dimostrando di avere buon senso e di non farsi abbindolare né comprare per quattro soldi (che avrebbero dovuto comunque rimettere). La cosa curiosa è che chi raccontava bufale sui conti ora parla con scandalo di post-verità e che per le fake news ora si vuole un direttorio su facebook e su ogni altro canale comunicativo. Il riassunto è che le fake news le possono raccontare solo gli autorizzati mentre i conti li devono pagare tutti gli altri. E se invece si cominciasse a dire la verità? Non sarebbe questo il più grande antidoto al temutissimo “populismo”?

Torpedine


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La vita moderna: un’esistenza basata sulla menzogna

Un castello di inganni (Believing to lie)

La George, giallista americana di notevole spessore, sembra aver trovato la chiave del successo: una miscela cinica di sesso quanto basta, pensieri politically correct e una massiccia dose di ideologia progressista. In questo romanzo l’autrice, pur riconfermando tutti gli elementi già elencati, mostra una maggiore partecipazione emotiva alle vicende dei protagonisti che sono tratteggiati nella loro umanità. In un’atmosfera irreale della Cumbria questi naufraghi della vita cercano di galleggiare in un mare di inganni, o sarebbe meglio dire, credendo in qualcosa che non esiste. Attorno ad una morte sospetta si delineano famiglie allo sbando, con il marito che rifiuta moglie e figlio per convivere con un pakistano, interessato solo a trarre profitto dalla relazione; il figlio, abbandonato da tutti, soprattutto dalla madre distaccata e indifferente, scivola nell’autodistruzione accettando di comparire in un film verità dal taglio porno sadico estremo; e infine, il vero e commovente protagonista del romanzo, una “donna” argentina (in realtà un trans) che è in fuga dalla famiglia originaria, dai rapporti precedenti e fondamentalmente da se stessa, che sogna di generare un figlio suo. Questo desiderio si incontra con quello analogo dell’investigatrice londinese, a tal punto desiderosa di maternità da farlo diventare una comune ossessione. Un tragico affresco della menzogna che domina e regola l’esistenza di molte famiglie nella moderna quotidianità.

Pesce Palla


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Voucher: ora che cominciano a funzionare c’è chi li vuole abolire

I voucher sono uno strumento molto agile che consente di retribuire tutte quelle prestazioni di carattere occasionale, e di valore limitato, rese da un lavoratore a favore di altre persone o di aziende: un datore di lavoro infatti non può pagare con i voucher più di 2.693 euro lordi (ovvero 2.020 euro netti) ad un singolo lavoratore nell’arco di un anno. Tale valore include i contributi e l’assicurazione Inail del lavoratore. La loro introduzione nel nostro sistema legislativo risale alla Riforma Biagi del 2003, ma di fatto la Riforma del lavoro targata Renzi (D.Lgs 81/2015) ne ha favorito la diffusione, consentendone la possibilità di utilizzo in tutti i settori produttivi: nei primi 9 mesi del 2016 ne sono stati utilizzati 109,5 milioni. Questo dato però non dice granché: poiché i voucher si possono acquistare per un valore minimo di 10,00 o multipli, di fatto i voucher venduti nel 2016 corrispondono a 47.000 lavoratori annui full time retribuiti con questo strumento. Se consideriamo le infinite possibilità di prestazioni retribuibili con questo sistema, credo che sarebbe sano attendersi un ulteriore ampliamento del loro numero per il futuro, piuttosto che essere allarmati dalla loro diffusione. Quante persone conosciamo che utilizzano babysitter, donne delle pulizie, fanno ricorso a lezioni private, solo per fare qualche esempio, senza stipulare un regolare contratto di lavoro? Occorre infatti ricordare che lo scopo fondamentale dei voucher era far emergere tutti quei lavori di piccola entità normalmente retribuiti in nero. Non si capisce perciò la contestazione radicale verso questo strumento mosso da alcuni sindacati (la CGIL ha indetto un referendum che ne contempla addirittura l’abolizione). Se abusi ci sono stati si perseguano i singoli casi, ma non si metta in discussione uno strumento che se fosse reso meno flessibile o eliminato, farebbe tornare nell’ombra tutte quelle prestazioni che oggi sono regolarmente pagate con i voucher.

Rombo


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Buona Befana e… speriamo senza il botto!

Cari amici della Spigola,
come va? Io male, grazie. Ho preso un virus influenzale notevolmente potente: un virus gastrointestinale che mi accompagna da 12 giorni. Che mistero il corpo umano, che mistero la condizione umana. Mumble… mumble… vabbé.
Leggo che l’allerta terrorismo si fa sempre più alta e che ci sono state un paio di espulsioni per motivi di sicurezza nazionale e che il Viminale ha diramato un sos attentati fino alla Befana. Finora non avevo letto notizie così allarmanti.
La domanda si pone spontanea: cos’è per un cattolico (non solo di nome ma di fatto) la giustizia?
Sgombro subito il campo da facili buonismi: per me il terrorista va abbattuto perché smette di essere un uomo e di aver diritti umani nel momento in cui decide di uccidere persone inermi.
La domanda quindi si fa molto pressante: nel momento in cui io guardo così il terrorista, Cristo come mi guarda?
Nella storia della salvezza dell’umanità cos’è la giustizia? Cosa è la misericordia?
Bisogna meditare fortemente il Mistero della nascita di Cristo, bisogna pensare attentamente al modo di Dio di guardare e pensare al bene di ogni singolo uomo.
Epifania, cioè manifestazione.
La festa della manifestazione di Dio agli uomini.
E’ un problema molto serio: Dio come si è posto di fronte ai suoi aguzzini?
Si è fatto ammazzare, è vero, ma prima li ha guardati negli occhi e ha detto loro la verità.
Come ha detto la verità? Ha detto ciò che potevano comprendere in modo tale da far emergere la libertà fino alla decisione finale.
Cosa è la verità?
La Verità è Dio che si è fatto uomo nel seno di una Vergine e questa è anche la Misericordia.
E sperava fino alla fine che cambiassero idea.
Scusate, sono pensieri in libertà. So che con voi me lo posso permettere.
Nella mia città Natale il 6 gennaio c’è il presepe vivente (se non nevica): noi siamo per la vita, perciò il presepe è vivente.
Beh, vado che ho trovato un posto come figurante nella grotta: pare che i vangeli apocrifi in un raro testo aramaico riportano che i tre re magi portavano in dono tonno, incenso e birr…
Ciao.

epifania

Tonno subito


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Lo straordinario nell’ordinario

L’estate scorsa, in vista della canonizzazione di Madre Teresa, ho cercato invano un libro per conoscere un po’ questa donna straordinaria, ma niente è riuscito a fermare la mia attenzione.

Nei giorni scorsi, invece, mi sono imbattuta in Govindo (Marina Ricci – “Govindo – Il dono di Madre Teresa” – Ed. San Paolo).

La storia. E’ il 1996 e Marina Ricci, vaticanista di Mediaset, viene inviata a Calcutta per seguire la grave malattia di Madre Teresa, che sembra prossima alla fine. Nel corso di un servizio su una delle tante opere delle suore della carità la giornalista incontra Govindo, un bambino abbandonato, piccolissimo e affetto dalla sindrome di Cockayne, patologia rara e molto grave. Marina, contro ogni previsione e ragionevolezza (è già madre di 4 figli che non sa mai come sistemare quando deve partire per lavoro) ne rimane all’istante “incinta” (così dirà poi suo marito Tommaso) e non le resta che cedere al fatto. Poi c’è la quotidianità di sette persone simpaticamente imperfette – Marina, Tommaso e i loro 4+1 figli – e il miracolo della loro vita cambiata per sempre.

Perché è così che fa Dio: arriva quando, come e dove vuole, ma sempre in una carne. Ed è Natale!

Alice


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ASPETTANDO ELYS

Il 2016 volge al termine e devo ammettere che è stato davvero un anno molto intenso.
Ho smesso di mangiare le mie unghie (sembrerà banale a molti, ma non a me che lo facevo da 29 anni);
Il 23 aprile mi sono sposata e mi sono trasferita con mio marito nella sua città, che adesso però sento anche mia: Termoli;
Il 23 maggio mio marito ed io abbiamo scoperto di aspettare una bambina, così oltre a festeggiare il nostro primo mese insieme, abbiamo festeggiato la notizia più bella che potessimo ricevere.
Nell’esatto momento in cui ho scoperto di essere incinta ho preso il mio adorato pacchetto di sigarette e l’ho buttato. Chi l’avrebbe mai detto che una come me sarebbe riuscita a smettere di fumare!
Ci avevo provato plurime volte, ma i risultati avevano lasciato a desiderare. Mi piaceva davvero tanto fumare.
Ecco una scoperta del 2016: le decisioni più drastiche si prendono solo per un grande amore, ed io ho smesso di fumare solo per amore di mia figlia.
A giugno il ginecologo mi ha dato l’interdizione dal lavoro: dovevo stare a riposo.
Trascorrevo le mie giornate a letto, spesso sola in casa perché mio marito era a lavoro.
Ho letto moltissimo, ma ero anche molto triste.
Ero sola, senza la mia famiglia, non stavo molto bene e in una città che non era affatto la mia.
Mio marito è stato fondamentale perché ha cercato di fare di tutto per farmi stare bene.
Mi ha insegnato a chiedere aiuto, io non lo facevo perché non volevo essere un peso per nessuno.
Grazie a lui, invece, ho capito che agli amici si può chiedere tutto.
E che amici fantastici ho io: appena finivano di lavorare stavano con me per non farmi sentire sola.
Un’altra scoperta di quest’anno è stata che la solitudine è terribile e che con gli amici si può condividere davvero tutto, non solo i momenti di gioia.
Grata per tutto ciò che ho attendo l’arrivo di mia figlia con ansia, che già da dentro la pancia ha contribuito a rendermi più felice e a farmi riscoprire i veri valori della vita.

Cernia Dorata


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Carne e sangue

Uno degli ultimi romanzi di Patricia Cornwell, che, con un ritmo serrato e con incessanti e improvvise novità, ci narra dell’anatomopatologa Kay Scarpetta coinvolta in un’indagine di un killer psicopatico che sta imperversando con il suo fucile di precisione nel Massachusetts. Kay a poco a poco scopre che il vero bersaglio dell’assassino è la sua famiglia, in particolare lei e la nipote Lucy. Dopo il coinvolgimento dell’amico poliziotto Marino e del marito Benton, in forza al FBI, che la tengono all’oscuro di tutte le implicazioni del caso, anche la nipote Lucy comincia a comportarsi in un modo strano. Il pirotecnico finale permetterà di dissipare tutti i dubbi della protagonisti ma rimanderà la cattura dell’assassino ad un prossimo romanzo. All’interno della produzione della Cornwell quest’opera non brilla di certo di originalità e tra uccisioni, autopsie, coinvolgimenti della politica e della malavita, con una fugace apparizione a Cambridge anche del presidente Obama, scorre “non tranquilla” verso la conclusione. L’unica riflessione degna di nota: “Moriamo tutti!” “Assorti in un pensiero e, un attimo dopo andati.” E questa consapevolezza diventa quasi ossessiva per Kay.

Pesce Palla


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Il coraggio dell’ideale

La Spigola rende omaggio a Padre Scalfi, morto nel giorno di Natale, uno degli uomini a cui si deve la sopravvivenza della Chiesa russa durante il regime comunista e la sopravvivenza in Italia della cultura russa, che insegna che la Verità è più grande delle definizioni, mantiene al suo interno ogni diversità ed è intrinsecamente comunionale.

Questo è il link a una sua bella intervista, molto equilibrata anche in politica.

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/morto-padre-scalfi-russia-cristiana

La Spigola


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Sul caso Formigoni

Fra le notizie del giorno spicca quella della sentenza di primo grado del Tribunale di Milano a proposito della vicenda “Maugeri”, che ha visto come imputati l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, alcuni funzionari e collaboratori, oltre a Pierangelo Daccò e Antonio Simone.

La questione, avviata oltre 4 anni fa con indagini a tutto campo della Procura di Milano sull’intera gestione della sanità Lombarda ha portato ora alla condanna a 6 anni per Formigoni, all’assoluzione di collaboratori e dirigenti ed alla condanna a pene maggiori di Daccò e Simone.

Alcune considerazioni giuridiche, anzitutto: delle numerose accuse a Formigoni è rimasta in piedi solo quella di corruzione “impropria”, mentre è saltata l’accusa di associazione a delinquere; occorrerà leggere le motivazioni, ma pare chiaro che non è stata riconosciuta l’ipotesi più grave dell’accusa; insomma, non si è realizzato alcun “sistema” criminale, né si sono poste in essere delibere illegittime o dannose per la collettività e l’erario, il che è documentato dall’assoluzione di tutti i dirigenti e funzionari coinvolti.

Resta in piedi per i giudici milanesi l’accusa di corruzione a carico di Daccò, Simone e Formigoni (oltre a due altri imprenditori), basata sullo scambio di favori e utilità (viaggi, vacanze, etc.) ritenuti illeciti; lo stesso Formigoni ha già dichiarato che farà appello (ribadendo che tali utilità non erano altro che normali prassi fra amici e conoscenti) ed è possibile che l’impianto accusatorio possa essere ulteriormente ridimensionato. In tal senso è bene essere cauti e ricordare che la presunzione d’innocenza è un principio costituzionalmente garantito.

Su un piano politico e giornalistico è utile ricordare, invece, al di là degli “scandali” più o meno documentati ed accertati, l’assoluta eccellenza della sanità lombarda (riconosciuta da organismi terzi ed osservatori internazionali), di gran lunga la più economica ed efficiente d’Italia: attenzione perciò a costruire teoremi da “prima pagina” ed accusare singoli comportamenti discutibili allo scopo di danneggiare una riconosciuta “buona politica”. Questa sì che è non è buona politica, né buona informazione!

Pesce pilota


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