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Vincere senza rancore

La Spigola è felice di essersi schierata con la maggioranza del popolo italiano che ha votato in massa per tenersi la sua Costituzione. Non pensiamo che la Costituzione sia sacra ma che, secondo i criteri della libertà della Chiesa, essa permetta più spazio per l’esperienza cristiana, che è una minoranza, del pasticcio centralista che era stato proposto. A noi premono soprattutto questi criteri, che non sono astratti ma significano favorire ciò che favorisce sussidiarietà e solidarietà, libertà di educazione non centralista e non statalista, salvaguardia della vita e della pace.
Festeggiamo l’aver scampato un restringimento di questa libertà ben consapevoli che c’è molto da fare per migliorarla e che c’è bisogno, oggi più che mai, di cattolici impegnati a ogni livello della vita sociale. La Spigola ne è un minuscolo ma valoroso esempio e invitiamo tutti quelli di buona volontà a collaborarvi.

La Spigola


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A proposito di premi (non di maggioranza)

Non amiamo le celebrazioni, men che meno le auto-celebrazioni. Tuttavia il 2 dicembre è accaduto un fatto che ci piace condividere su questo nostro blog poiché la protagonista è un pesce cui siamo legati da profonda amicizia, che non manca mai di ricambiarci con uguale moneta: l’annuale  “Premio Imprenditrice dell’anno Maria Rossi Sabelli”, indetto dalla Camera di Commercio del Molise, per promuovere e valorizzare la cultura d’impresa al femminile nel nostro territorio, è stato assegnato (come imprenditrice dirigente) alla nostra Argentina, per l’originalità, l’impegno, la tenacia con cui dirige la sua attività.

E’ un riconoscimento che sentiamo anche un po’ nostro, poiché non c’è cosa più bella di un’amicizia cristiana, che non ha altra ragion d’essere se non la passione comune per l’ideale incontrato, e che fa tendere a mettere in comune tutto.

Omnis gloria filiae regis ab intus.

La Spigola


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Votiamo NO, spieghiamo le ragioni e lo proponiamo a tutti (in poche righe)

Votiamo No alla proposta di cambiamento della Costituzione. Lo diciamo perché non pensiamo che i cattolici debbano rimanere neutrali, dicendo che i problemi sono altri. Quando c’è una domanda Si/No occorre rispondere e non sofisticare.

  1. I criteri. I cattolici votano SEMPRE secondo il criterio della libertà della Chiesa, cioè in base a cosa permette di più alla Chiesa di vivere e/o di avvicinarsi di più ai suoi ideali, che hanno un risvolto anche sociale. Dire che la libertà della Chiesa non è un criterio è come dire che Gesù non ha niente da dire sul come si sta insieme in Italia (la Costituzione). Utilizzare altri criteri – il PIL, ciò che dice l’Europa ecc. – è relegare il fatto cristiano in sacrestia o nei cieli. Ciò non significa dire che la Chiesa coincide con il fare politica o si aspetti la salvezza da scelte politiche, ma solo che la Chiesa ha qualcosa da dire perché c’entra con la vita. Ovviamente con gli stessi criteri si può arrivare a conclusioni diverse, ma ciò è secondario rispetto all’utilizzare criteri unitari.
  2. Con questo criterio votiamo NO perché con questa riforma sarebbe più facile far passare i valori liberal sulle questioni sociali (gender, stepchild adoption, eutanasia ecc.) e fare scelte affrettate sulla guerra. Votiamo NO perché questa riforma ha un impianto centralista che indebolisce il principio di sussidiarietà, parte fondamentale della dottrina sociale della Chiesa, e che va in direzione di un indebolimento dei corpi intermedi.
  3. Mancando pochi giorni e visto che il sì è in rimonta, proponiamo a tutti nel week end di cercare voti per il NO e possibilmente di pregare per il bene della Chiesa e dell’Italia.

La Spigola


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Votare contro

C’è un’osservazione che Galli della Loggia ha insegnato alla Winter School di politica di Torino: “si vota sempre contro”. Quando uno la ascolta per la prima volta, soprattutto se cristiano, si sente un po’ offeso. Ma come sarebbe a dire? Io voto per degli ideali e non contro qualcuno o qualcosa. Tuttavia, se uno ci riflette bene, in una democrazia rappresentativa è impossibile “essere per” senza “essere contro”. A meno che uno non si candidi in prima persona, infatti, i candidati o le scelte (tanto più se sono due come nel caso del referendum) sono sempre le “meno peggio” o “il male minore”, non sono mai la raffigurazione esatta di ciò che vorrei, sono dei rappresentanti. Proprio per questo, mentre scelgo il male minore, lo identifico come “minore” rispetto ad altri mali, quelli che proprio non voglio. E, affettivamente, è soprattutto per escludere questi ultimi che si vota, cioè si vota “contro”. Per porsi, ci si oppone, inevitabilmente.

Così, in questo caso, non è che io voti NO pensando che la Costituzione del 1948 sia sacra o la più bella del mondo (lo diceva Benigni, no?) ma perché penso che si debbano escludere certi rischi di deriva liberal (economia super-globalizzata e valori totalmente pro-choice) e statalista che la riforma proposta permette e forse vuole.

Quando uno accetta che ci sia questa dimensione affettiva inevitabile, capisce come mai i partiti e le personalità politiche con forti parole “contro” abbiano successo, dal “comunisti!” di Berlusconi alla rottamazione di Renzi passando per il “vaffa” di Grillo. Ma, soprattutto, capisce che questa dimensione è anche propria e la accetta con simpatia, uscendo dall’illusoria idea che il popolo cattivo voti “contro” e ci siano dei puri e dei migliori che invece sono illuminati. Siamo tutti della stessa pasta, inesorabilmente affettiva.

Torpedine


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Intesa o parere?

Premettendo che non sono esperto di politica e che di solito mi fido poco dei giornali (“dicono solo il 15% della verità” mi dice un amico), spesso leggendo delle notizie strane anche per un profano come me è difficile non farsi delle domande! Dunque sabato mattina l’ansa riportava questa notizia:

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/11/25/la-consulta-boccia-la-riforma-madia-sulla-p.a._7e854cca-a4f3-4fc4-8f80-7415254d73d4.html

Per i pigri riporto due pezzetti che sintetizzano la questione: <<La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della riforma Madia sulla P.A. nella parte in cui prevede che l’attuazione della stessa, attraverso i decreti legislativi, possa avvenire con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni o Unificata. Secondo la Consulta, che si è pronunciata dopo un ricorso della Regione Veneto, è invece necessaria la previa intesa. La pronuncia di legittimità riguarda le norme relative alla dirigenza, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego>>.
Infine la dichiarazione del nostro: <<“Noi avevamo fatto un decreto per rendere licenziabile il dirigente che non si comporta bene e la Consulta ha detto che siccome non c’è intesa con le Regioni, avevamo chiesto un parere, la norma è illegittima. E poi mi dicono che non devo cambiare le regole del Titolo V. Siamo circondati da una burocrazia opprimente”. Così il premier Matteo Renzi, a Vicenza per un comizio a sostegno del sì, sulla decisione della Consulta alla riforma Madia.>>. Dunque, la corte costituzionale dice: lo stato deve trovare una intesa con le regioni! Renzi dice: a me non interessa trovare l’intesa, ma mi interessa solo un parere, poi faccio io. E mi domando: se la riforma costituzionale che voteremo passa, dove: 1. molte competenze passano dalle regioni allo stato (disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale) e 2. c’è una clausola di “supremazia statale” , avremo uno stato fortemente accentrato e statalista, esattamente quello che Renzi auspica! Per questo motivo voterò no: preferisco uno stato in cui le regioni siano libere di governare e dove lo stato aiuti gli attori che operano già sul territorio, senza passarci sopra ascoltando un parere. Anche perche l’ “intesa”, che immagino farebbe perdere tanto tempo a Renzi, sarebbe un luogo di dialogo e questo non mi dispiace, anzi. E infine dare spazio alle regioni e , di conseguenza, ai corpi intermedi sarebbe il modo migliore di dare spazio anche a chi nella socetà vive il cristianesimo sociale: renderebbe dunque la Chiesa più libera di vivere.

Occhione


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Colletta Alimentare 2016

timbro

“NON SI PUÒ DISTOGLIERE LO SGUARDO E VOLTARSI DALL’ALTRA PARTE PER NON VEDERE LE TANTE FORME DI POVERTÀ CHE CHIEDONO MISERICORDIA. […] NON MI STANCHERÒ MAI DI DIRE CHE LA MISERICORDIA DI DIO NON È UNA BELLA IDEA, MA UN’AZIONE CONCRETA […]. LA MISERICORDIA NON È UN FARE IL BENE “DI PASSAGGIO”, È COINVOLGERSI LÌ DOVE C’È IL MALE, DOVE C’È LA MALATTIA, DOVE C’È LA FAME, DOVE CI SONO TANTI SFRUTTAMENTI UMANI. […] LA VERITÀ DELLA MISERICORDIA, INFATTI, SI RISCONTRA NEI NOSTRI GESTI QUOTIDIANI CHE RENDONO VISIBILE L’AGIRE DI DIO IN MEZZO A NOI. […] VOI ESPRIMETE IL DESIDERIO TRA I PIÙ BELLI NEL CUORE DELL’UOMO, QUELLO DI FAR SENTIRE AMATA UNA PERSONA CHE SOFFRE.”

DISCORSO DI PAPA FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL GIUBILEO DEGLI OPERATORI DI MISERICORDIA,
3 SETTEMBRE 2016, PIAZZA SAN PIETRO

Sabato 26 novembre si svolgerà in tutta Italia la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Con un piccolo gesto, cioè comprare qualcosa nei supermercati per donarla ai poveri, possiamo provare a sperimentare la carità.

La Spigola


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E pur si muove! Dieci righe sulla vittoria di Fillon.

La netta vittoria dell’outsider Fillon al primo turno delle primarie dei Républicains in Francia può essere vista (e salutata) con un certo interesse anche per chi naviga in acque più calde rispetto a quelle parigine. Il successo elettorale, ancorché parziale, è piuttosto significativo in quanto esclude dal ballottaggio e dalla corsa all’Eliseo l’ex Président Nicolas Sarkozy che, dopo aver irriso l’allora presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, aver causato con le sue bombe l’attuale caos libico e aver perso le elezioni presidenziali del 2012 contro François Hollande (non proprio un genio), ieri è stato costretto a ritirarsi dalla politica e a dichiarare: «Fillon è colui che ha capito meglio di tutti le sfide che si presentano alla Francia».

Ma, al pari del Carneade manzoniano, chi è François Fillon? È un sessantaduenne politico francese di lungo corso, presidente del consiglio dal 17 maggio 2007 al 15 maggio 2012. Cattolico, padre di cinque figli (avuti dalla stessa moglie conosciuta a scuola), amante delle corse automobilistiche (dopo tutto è nato a Le Mans), è simpatizzante dell’associazione Manif pour tous, che lo sostiene in questa campagna elettorale.

Fillon, che non può essere tacciato dai benpensanti in salsa radical di “populismo” né – tantomeno – di essere uno “alle prime armi”, rappresenta il modello di una politica conservatrice, liberista e attenta ai valori tradizionali dell’Occidente europeo che l’avanzata congiunta della cultura neo-azionista, ubriaca di nuovi diritti e progressismo, e di taluni soggetti attenti a cavalcare l’insoddisfazione della gente in funzione di interessi “altri”, avevano considerata un reperto di archeologia politica.

Invece, forse, proprio partendo da una posizione conservatrice ma non reazionaria, espressamente cattolica ma non clericale, sociale ma non socialista, fermamente convinta delle proprie idee e per questo pronta al dialogo, la Francia e l’Europa possono riscoprire la grandezza e la profondità delle proprie tradizioni e giocarle nelle grandi sfide del presente e del futuro.

Pesce Persico


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Per votare ci vuole un criterio

Per votare, soprattutto se si deve votare un SI o un NO (scelta consigliata), occorre utilizzare un criterio. In quasi tutti i campi della vita, e in politica in particolare, i criteri sono sempre affettivi nella loro origine. Ora, alcuni votano per affetto od odio verso le immagini più o meno conosciute dei politici (non sopporto Renzi, odio D’Alema, ho paura di Grillo). Altri votano per appartenenza ideologica al partito o al leader del partito. Altri pensano di essere oggettivi perché poggiano sulle analisi economico-sociali, ma alla radice di queste ultime ci sono sempre opzioni che nel migliore dei casi vengono dalle famiglie e dall’ambiente lavorativo, nel peggiore dai giornali e dalla TV. Altri ancora, ammettendo la radice affettiva votano come dice il marito, la moglie (advanced option), i genitori.

La Chiesa nella sua dottrina sociale chiede di votare secondo il criterio affettivo della libertas ecclesiae, la libertà della Chiesa medesima. Che cosa vuol dire? Si vota ciò che è meno peggio per la sopravvivenza della Chiesa e dei suoi valori sociali (libertà, vita, solidarietà, sussidiarietà). Si dirà che anche questa è un’appartenenza ideologica come quella ai partiti. No, c’è una differenza tra ideologia e ideale. L’ideologia è un sistema di pensieri che formano una visione del mondo univoca che dovrà affermarsi nel futuro. L’immagine è ovviamente logica e si aggiusta sempre a seconda dei cambiamenti della realtà, senza dover mai smentirsi o ammettere di aver sbagliato, spesso sopprimendo aspetti della realtà stessa e dell’umanità per far trionfare un pensiero. Un ideale è un’immagine vaga del futuro che nasce da una certezza e da una storia presente, un fatto pieno di persone e non di idee. L’ideale non ha un’immagine univoca del futuro ma si può realizzare in tanti modi. L’ideale giudica l’uomo che lo afferma, che è sempre inadeguato a esso (sbaglia sempre!), ma che per essere se stesso deve continuare ad affermarlo. Un ideale si sottomette alla verifica del tempo e della storia. Così i valori della Chiesa non sono postulati fissati a priori nella mente, ma il frutto di duemila anni di storia di quell’ideale e delle persone che lo hanno affermato. E ovviamente non vincolano un’interpretazione univoca e totalitaria.

In altre parole, si può sbagliare a utilizzare il criterio della libertas ecclesiae, ma l’importante per uno che ha incontrato il cristianesimo è utilizzare questo criterio e non altri, che derivano da altre radici affettive.

Torpedine


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Pierpaolo Pasolini: il Vangelo secondo Matteo

Cari amici,
il Centro Culturale “Il Circolo dei Lazzari” ci invita all’incontro “Pierpaolo Pasolini: il Vangelo secondo Matteo” con Michele Bruno, materano e appassionato lettore di Pasolini. L’incontro si svolgerà sabato 19 novembre alle ore 18.45 presso la sala multimediale della Scuola Campolieti in Corso Nazionale 78 a Termoli.

La Spigola


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La costituzione italiana deve cambiare?

Mettiamo questo avviso convinti che tutti gli incontri di informazione siano utili, perché portano a capire, e capire porta a votare NO a questo referendum. La Spigola, infatti, si schiera sempre, sempre dalla parte di ciò che è vero!

Tra mille polemiche e discussioni molto accese, il prossimo 4 Dicembre gli italiani andranno al voto per il referendum finalizzato all’approvazione del testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016.

Per aiutare a capire e a valutare il progetto di riforma oggetto del referendum, l’Associazione Liberi di Costruire propone un incontro su questo tema, all’interno del ciclo di incontri dal titolo A proposito di…, nei quali, con l’aiuto di un esperto, si tenta di conoscere, capire e giudicare diversi aspetti della realtà e dell’attualità.

Quali sono le modifiche più significative che la riforma introduce e che significato hanno? Il sistema politico italiano migliorerà per effetto della riforma? Quali criteri utilizzare per una scelta consapevole?

Queste sono alcune delle domande che verranno affrontate nell’incontro che, secondo lo schema già collaudato, si aprirà con l’intervento del relatore che inquadrerà tema, per poi lasciare spazio agli interventi del pubblico in sala, così da permettere un reale dibattito ed una costruttiva partecipazione, secondo lo scopo dell’Associazione Liberi di Costruire che è da sempre quello di promuovere e favorire il dibattito e la riflessione su quanto accade nella realtà, in modo da arrivare a proporre un giudizio non superficiale sugli eventi.

L’incontro, dal titolo La Costituzione Italiana deve cambiare? Informarsi per una scelta responsabile, si terrà domenica 20 novembre 2016 alle ore 17.00 a Colli a Volturno, presso l’Aula Consiliare del Municipio, con l’intervento di Luigi Catelli, Presidente di Sezione presso la Corte d’Appello de L’Aquila ed il Presidente dell’Associazione “Liberi di Costruire” Goffredo Giacca, che introdurrà i lavori.

La Spigola


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