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MEMORARE

In questo tempo (che auspichiamo il più breve possibile) di distanziamento sociale, di semi/quarantena, di (a)normalità, di smart-working, di matrimoni rinviati (pensate ad un padre che voleva accompagnare la sua prima figlia all’altare per consegnarla allo sposo …), di dolore silenzioso, di funerali anonimi, di relazioni impersonali, di certezze che vacillano, di speranze che hanno bisogno di rocce sempre più salde per essere confermate; in questo tempo (che auguriamo il più breve possibile) di preoccupazioni, di inquietudine, di tormenti; in questo tempo (che speriamo il più breve possibile) di distrazioni, di superficialità, di trascuratezza, di banalità, ma anche di profondità, di serietà, di accuratezza; in tutto questo tempo (che desideriamo il più breve possibile), che ognuno vive – dentro questo cumulo di sensazioni, esperienze, atteggiamenti – in maniera lacerata, serena o distratta, rimane molto spazio per la preghiera: quelle imparate da piccolo (il Santo Rosario, il Pater Ave Gloria, l’Angelus), quelle conosciute da grande (la preghiera di de Grandmaison, quella di Sant’Anselmo, a San Riccardo Pampuri, a San Giuseppe) ed infine, le invocazioni “contestualizzate” alla Madonna.
Ma c’è ne una che preferisco, ed è il Memorare.

Memoráre, o piíssima Virgo María,
non esse audìtum a sǽculo,
quémquam ad tua curréntem præsìdia,
tua implorántem auxìlia,
tua peténtem suffrágia, esse derelíctum.
Ego tali animátus confidéntia, ad te,
Virgo Vìrginum, Màter, curro, ad te vénio,
còram te gémens peccàtor assisto.
Noli, Màter Verbi, verba mea despícere;
sed áudi propìtia et exáudi.
Amen
Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai udito al mondo
che alcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
chiesto il tuo patrocinio e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza, da te corro,
o Madre, Vergine delle Vergini, a te vengo e,
peccatore, innanzi a te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo,
disprezzare le mie parole,
ma ascoltami propizia ed esaudiscimi.
Amen.

La preferisco perché c’è una “sfumatura” che mi colpisce: non chiede nulla di specifico, di particolare, di determinato.
In secondo luogo descrive la dinamica propria della preghiera: un uomo che “corre” verso chi può soddisfare il proprio desiderio (il cui specifico contenuto rimane non detto).
Viene rivolta come ad un’Amica, più grande però: “mi raccomando, non ti dimenticare…”.
Infine, esprime la certezza che alla domanda sarà data una risposta.
Allora, la sera – quando mi ricordo di recitarla – mi fa tornare in mente un canto che ho sentito qualche tempo fa: “Tu sei vivo fuoco che trionfi a sera, del mio giorno sei la brace. Ecco, già rosseggia di bellezza eterna questo giorno che si spegne … Tu sei l’orizzonte che s’allarga a sera, del mio giorno sei dimora”.
E naturale risulta il paragone con una delle canzoni che amavo di più da giovane: “E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito. Se guardi nelle tasche della sera ritrovi le ore che conosci già, ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai e il tempo andato non ritroverai… Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto … e il tempo andato non ritornerà.
Che abisso!

Pesce (ner)Azzurro

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