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Questi poveri cattolici minacciati dal suicidio

Augusto DEL NOCE
Questi poveri cattolici minacciati dal suicidio
Il Sabato, 17.5.1986, n. 20.
Stralci dell’intervista a cura di Alessandro Banfi

Il Sabato: Professor Del Noce, dunque la Chiesa torna a parlare di dottrina sociale, e lo fa proprio mentre è in crisi il rapporto fra teoria e prassi. Insomma Gramsci non aveva ragione: i cattolici non hanno finito per autoescludersi dalla società italiana, come aveva previsto…

Augusto Del Noce: Chi mi conosce sa che non posso che essere entusiasta di questo rilancio della dottrina sociale della Chiesa. Ho personalmente sempre insistito su questo punto, anche nel corso dei convegni (come quello di Santa Margherita nel ’59 o di San Pellegrino nel ’64 o di Lucca nel ’68) ideologici organizzati in quegli anni dalla Dc. Fu poi dopo l’avanzata comunista del ’75 che ripresi il ragionamento sull’articolo di Gramsci del ’19, allora dimenticato, che parlava di un suicidio per via politica dei cattolici. Un’idea che ha condizionato sostanzialmente la stessa politica togliattiana nei riguardi della religiosità in Italia. Anche Togliatti era convinto che in Italia il cattolicesimo doveva essere lasciato morire per suicidio e non essere ucciso. Gramsci si sbagliava? Sì, certamente, ma sul piano strettamente storico qualche ragione l’aveva. Perché il processo che lui immaginava è stato molto lento, e perché soprattutto non è avvenuto a favore del comunismo come nuova religione, come aveva pensato. Il processo che per il giovane Gramsci doveva essere di sostituzione del comunismo al cristianesimo in realtà porta all’agnosticismo, al relativismo morale e religioso. Un relativismo che Gramsci attribuiva, nel suo disegno, all’ultimo stadio della borghesia. Nonostante tutto però Gramsci aveva ragione quando sosteneva che isolando la politica dalla religione, per i cattolici inizia una strada verso il suicidio.

E’ vero oggi sia per chi vuole la religione separata dalla politica e fa politica in certo modo sia per chi parla di svolta religiosa, com’è avvenuto nelle recenti polemiche sull’Azione cattolica.

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Il Sabato: Lo scenario che Lei disegna, professore, è quello di un mondo che fa a meno del cattolicesimo, col consenso dei cattolici…

Del Noce: Ammessa una concezione della vita totalmente profana, ammessa una separazione, non si tratta più di lassismo morale. Perché, ad esempio, non si deve consentire l’aborto? Se il mondo è autosufficiente, se si insiste nel separare il piano religioso, diventa logico. Ad un certo punto dell’altro mondo, in un mondo autosufficiente, ci si dimentica, Non c’è neanche più offesa, ma solo dimenticanza. E’ uno spegnimento della religione, molto più abile di una persecuzione diretta ed è in opera nello stesso occidente come ognuno vede.

Il Sabato: Da molte parti si insiste però per un rinnovato dialogo dei cattolici: penso proprio alle polemiche sull’aborto dopo le aperture comuniste o a questo tentativo di riconciliazione con la Massoneria. Sui valori morali ci si può incontrare?

Del Noce: Ci possono essere degli accordi su cose specifiche. E’ normale. Ma è qualcosa di molto diverso da una discussione sui principi. C’è molta confusione al riguardo. Non possiamo confondere la carità con la filantropia massonica.

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