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Santa Madonna delle Grazie

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Finalmente, a 24 anni suonati (non è mai troppo tardi…) ho scoperto perché il mio paesino Baselice festeggia la Madonna delle Grazie l’8 settembre, giorno della Natività della Beata Vergine Maria: pare che in questa data, nel 1926, durante uno di quei mercati che tenevano impegnati tutto il paese e tutti i contadini che dalle zone limitrofe di Baselice si riversavano nelle piazze e nelle strade per vendere e comprare di tutto, un toro si è imbestialito e rischiava di ammazzare tante persone, ma di fronte alla statua della Madonna che il popolo portava in processione, il toro si fermò, diventando quieto. Da allora il popolo baselicese, riconoscendo l’origine del miracolo, festeggia la Madonna delle Grazie con messe, processioni, concerti, giostre. Un popolo intelligente dunque.

Due sono le cose che mi colpiscono in merito e che vi propongo:

  • Maria è la donna che ha generato e continua a generare la Grazia più grande di tutte, ciò che dà significato e scopo a tutto, dal lavoro quotidiano, alle amicizie, alla guerra che si sta combattendo in Siria e Iraq, all’ultimo scontro tra Turchia e i curdi del Pkk: Dio si è fatto uomo attraverso Maria.
  • In un’equipe che sto leggendo, don Giussani dice: “<<Dalla natura scaturisce il terrore della morte [dalla natura, che nostra madre ci dà, scaturisce il terrore della morte], dalla grazia scaturisce l’audacia>>. Non è una frase di un’ esistenzialista moderno, è una frase di san Tommaso d’Aquino, che sorge fino a noi dal Medioevo. Dalla grazia scaturisce, non la felicità, ma l’audacia: una definizione drammatica della vita, della vita come lotta, come cammino. Audacia implica innanzi tutto un riconoscimento intelligente, la coscienza di uno scopo, altrimenti non sarebbe audacia, sarebbe stupidità. Immaginatevi uno di voi che lanci la sua macchina a 180 all’ora, a cinque metri da un abisso: non sarebbe audacia, ma stupidità. L’audacia implica innanzitutto un riconoscimento intelligente, la coscienza di uno scopo. E’ la frase del Vangelo che mi fa venire di più i brividi: <<Finito quel giorno Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva>>. Questo passaggio, da dove sembrano piantati all’altra riva, questa traversata o “attraversata”, è in azione l’audacia, che afferma una cosa più vera, che afferma una verità. La verità della loro esistenza non era il bordo del lago su cui Cristo aveva sfamato la gente, era un’altra cosa. […] L’audacia implica innanzitutto una coscienza dello scopo, la coscienza del destino, che è qualcosa d’altro da quello che si conosce, si tocca e si fa. “

Occhione