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Vive la France!

Domani tocca alla Francia. Dopo mesi di campagna elettorale e un attentato a poche ore dal voto, la Francia – nostra sorella nel gusto della vita, e per questo l’unico vero competitor in tanti settori – deve cercare di ristabilire l’ordine e di ricostruire qualche ideale dopo i disastrosi 5 anni di Hollande. Così disastrosi che il presidente uscente non si è neanche ricandidato. La Francia di Hollande ha dimostrato tutta l’incertezza della classe dirigente occidentale, soprattutto di sinistra.  Belle parole e politiche incerte, divise tra necessità di sicurezza, tolleranza multiculturale, globalismo economico e capitalismo sfrenato. I francesi non l’avrebbero votato.
I giornali e i sondaggi hanno già eletto Macron, ministro dell’economia di Hollande e, in fondo, un altro Hollande solo più liberista e più duro sulla sicurezza. Ma forse un’altra sorpresa ci aspetta. La Le Pen prenderà più voti di quelli annunciati, perché la gente è stufa di queste élite che costringono a discorsi buonisti mentre loro, solo loro, si possono comportare in modo indecente. E, spero io, anche Fillon, il cattolico maltrattato dai giornali e dai giudici (oltre che dalla sua dabbenaggine) prenderà più voti di quanto non ci si aspetti, perché è difficile dire in pubblico che si vota per uno che ha chiaramente fatto degli errori e probabilmente delle irregolarità. Ma, alla fine, dovendo decidere a chi affidare il Paese, in cuor suo uno penserà più alla politica pubblica che alla morale privata, in cui sa che tutti sono carenti, a cominciare da se stesso. Se così fosse, ci sarebbe uno spareggio Fillon-Le Pen e sarebbe un bene. Se così non fosse, rassegniamoci ad altri 5 anni vuoti.

Torpedine