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4 maggio

Oggi è il 4 maggio, ricordo del Grande Torino nel mese della Madonna. Potrebbe bastare così, ma per spiegare una ricorrenza sentita occorre forse rendersi conto che il Grande Torino spiega bene alcune caratteristiche fondamentali dell’antropologia umana. I popoli e le nazioni si fondano sempre su un evento fondativo ed è questo uno dei motivi per cui l’Europa funziona poco: l’evento fondativo non è uguale per tutti. Il Grande Torino, invece, è l’evento fondativo di tutti i tifosi granata. I calciatori belli, giovani e vincenti di una squadra che non cambiava ogni anno, come invece accade oggi, muoiono incolpevolmente e tutti insieme. Per tutta Italia fu un lutto enorme all’epoca, erano diventati anche il simbolo di un’Italia che si rialzava dalla guerra. Ma per i tifosi del Toro rimane il collante unitivo di quella strana vicenda emotiva che è il tifo, dove gli esseri umani contemporanei, deprivati di appartenenze significative – di cui vogliono che ci si vergogni – sono rimasti stranamente popolari. Succede a tutte le squadre, ma non tutte hanno un mito fondativo così forte e, visto che il senso d’appartenenza consiste della capacità di memoria, cioè di legare insieme tutti gli eventi a un’origine comune, poche tifoserie sono come quella del Toro. Certo, si tratta solo di un’analogia con altre appartenenze più profonde ed essenziali, ma ogni analogia, in fondo, è una caparra del vero.

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