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La città delle ossa di Michael Connelly

Autore di lungo corso che negli ultimi anni ha raggiunto la celebrità, Connelly ci presenta l’inossidabile investigatore Hieronimus Bosch che scava in un irrisolto e intricato delitto, ormai sepolto da vent’anni. E’ un’indagine che, muovendosi nella degradata periferia di Hollywood, rinvanga miserie e atrocità di famiglie al limite della sopravvivenza e entra nel mondo, colmo di sofferenza, dei ragazzi abbandonati, assistiti da istituti o da famiglie. Un universo in cerca di adozione, di accoglienza ma soprattutto di redenzione. Un universo in cui Bosch si accorge di essere non solo spettatore ma dolorosamente protagonista. Man mano che l’indagine procede anche la riflessione sulla realtà va avanti e le ossa esaminate (del piccolo Arthur ma anche di altri assassinati) diventano simbolo del Male che imperversa nel mondo, oggi, ieri e (forse) sempre. Difatti Bosch arriva quasi a sospettare che le fondamenta invisibili della città moderna consistano  nelle ossa di povere vittime. L’incontro con una poliziotta che interpreta la vita sempre sul filo del rasoio e con il medico legale che gli rammenta la sete di infinito che è in ogni uomo, danno come una nuova luce alla disperazione che sembra intessere la narrazione. “Io ce l’ho la fede, e ho anche una missione. Credo fermamente che niente capiti per caso. Che quelle ossa siano sbucate dal terreno per una ragione precisa. Erano un messaggio per me, una richiesta di intervento.” Queste le parole di Harry (così lo chiamano gli amici) che chiudendo l’inchiesta anticipano le dolorose scelte del domani.

Pesce Palla


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Matteo Renzi e le fake news

Concludendo l’annuale raduno alla Leopolda (a dire il vero quest’anno un po’ sotto tono dopo le batoste delle recenti elezioni amministrative e regionali) il leader del PD Matteo Renzi ha rilanciato la necessità di approvare una legge sulle cosiddette fake news (o “bufale”… come si dice nei nostri litorali…), oltre ad annunciare un elenco quindicinale delle “menzogne” propugnate dagli avversari politici.

A ben gurdare il tema non è nuovo né originale: se ne parla ormai da qualche anno, dopo le roboanti e inattese sconfitte delle élites benpensanti di varie latitudini: Brexit, presidenziali americane, referendum costituzionale italiano, etc.

Alcune semplici considerazioni, forse un po’ banali. Anzitutto è almeno curioso che la stessa cultura che ha negato per decenni ogni discorso sulla verità, tacciandolo come dogmatico e conservatore, ora cerchi di riappropriarsene.

In secondo luogo stupisce un po’ che si pensi addirittura di “imporre” la verità tramite una legge: un esito quantomeno bizzarro dopo anni di propaganda del libero pensiero e della libertà di opinione ad ogni costo.

C’è però una ulteriore osservazione da fare: anche se in modo strumentale e parziale la retorica sulla fake news richiama un ‘idea antica, quella cioè che senza alcuni fondamenti certi e condivisi è impossibile una convivenza e una coesione sociale. Insomma, ragionando in termini di filosofia politica, si comprende che il relativismo assoluto porta al caos, oppure alla dittatura: a ben vedere lo avevano già capito Thomas Hobbes e i critici della “società atea”  proposta da Pierre Bayle!

Peraltro affermare la verità, anche nella vita pubblica, è cosa più ardua e delicata che una lista di proscrizione quindicinale delle menzogne delle varie propagande di partito e nemmeno aride definizioni: chi se ne intendeva secoli fa – come Tommaso d’Aquino – diceva che la verità è “adaequatio rei et intellectus”, il che riguarda al contempo l’attinenza dei giudizi ai fatti reali e incontrovertibili della vita così come il buon senso comune, spesso irriso proprio dai benpensanti oggi così attenti a difendere le loro ‘verità’. Forse anche per questo in molti casi gli esiti elettorali sorprendono analisti e sondaggisti: vedremo cosa accadrà a marzo…

Pesce pilota


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La guerra di Internet

Le notizie più interessanti passano sovente in secondo piano. La grande battaglia, che rischia di cambiare le vite di tutti, si sta per giocare al Congresso americano dove l’amministrazione Trump vuole proporre nuove norme di mercato per Internet facendo finire la “neutralità della rete”. Ovviamente tutti i benpensanti si sono già scagliati contro la fine dell’uguaglianza “almeno nella rete”.
Le cose, come sempre, sono un po’ diverse. L’uguaglianza di adesso significa che tutti diamo gratis i nostri dati alle 5 grandi (Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, Google) e che loro se li rivendono all’infinito facendo guadagni stellari.
La proposta, che riguarda l’America ma che facilmente si allargherà,  è invece che ognuno si abboni al provider che vuole, che avrà diverse tariffe a seconda dei servizi che offre. Per fare un esempio: uno si abbona a Tim e saprà che con Tim viene offerto Facebook ma non Twitter, o che avrà una velocità di dati X o Y a seconda di quanto paga. Saprà così a quali aziende sta concedendo i propri dati e potrà decidere i servizi di cui ha bisogno.
Silicon Valley è molto arrabbiata: se le cose funzionassero così perderebbero milioni di utenti, sopratutto adolescenti, che non potranno pagare o dovranno rassegnarsi a pagare a loro volta i provider diminuendo i propri utili.
Insomma, una rivoluzione, non del tutto negativa, di ritorno al mercato: si paga ciò che si vuole e a chi si vuole. Vedremo se ce la faranno a farla passare e se funzionerà.

Torpedine


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Colletta alimentare 2017

Quest’anno per me è stata la 18° giornata nazionale della colletta alimentare, ben 18 su 21 totali, un bel risultato. La cosa che mi stupisce ogni volta, specie negli ultimi 8 anni, nei quali mi trovo personalmente ad organizzare la giornata nel mio paese, è che nei giorni che precedono l’evento sembra come che quasi non si riesca a fare la colletta, che potrebbe andare male, perché si accavallano tante difficoltà, ma poi arriva il sabato mattina e il primo volontario a presentarsi è proprio lei, la Provvidenza, che mi ricorda che io sono un semplice volontario della colletta e che la realtà non la facciamo noi. Dico questo perché girando per i tre supermercati  in cui abbiamo fatto la raccolta, ho visto il volto dei miei amici tutti contenti e sorridenti, gli amici del rotary club, che quest’anno hanno coinvolto oltre ai loro amici del rotaract anche i ragazzi più piccoli dell’interact, entusiasti di partecipare alla giornata. Quest’anno hanno partecipato anche i ragazzi della squadra di calcio dilettantistica ASD CANUSIUM, che nonostante fosse la prima volta che partecipavano alla giornata, erano contentissimi e si sono divertiti tanto. C’è stato un fatto che mi ha colpito tanto, il mio amico Aldo, che credo avrà più di 70 anni, mi ha dato la disponibilità a fare un turno la mattina presso un supermercato, ma mi sono sorpreso tantissimo, quando al pomeriggio prima e la sera sino alla chiusura, lui stava ancora lì, e alla domanda perché non se ne fosse andato, mi ha risposto, “mi sto divertendo troppo con gli altri, che non riesco ad andarmene”, e me lo ha detto dopo 11 ore che stava lì.

Ancora di più capisco che la caritativa è prima di tutto verso di me e dopo verso gli altri.

Facendo la colletta si capisce meglio il messaggio del Papa: “La povertà è un atteggiamento del cuore […] e permette di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti”.

Pesce di terra


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Solenni festività e gesti significativi

Cosa c’entra la festa di Cristo Re che si è celebrata domenica in tutta la chiesa cattolica e un piccolo gesto come la Colletta Alimentare? Apparentemente poco. Eppure c’è un filo tutt’altro che banale che vale la pena tenere presente. Quando Pio XI, con l’enciclica Quas Primas dell’11 dicembre 1925, introdusse la festa di Cristo Re, fu mosso dalla convinzione che – mentre i documenti solenni del Magistero ecclesiastico toccano si “salutarmente la mente” ma ahimè sono letti da pochi -, per formare la coscienza del popolo occorrono gesti che toccano “non solo la mente ma anche il cuore, perché l’uomo è composto di anima e di corpo, ed ha perciò bisogno di essere eccitato dalle esteriori solennità in modo che, attraverso la varietà e la bellezza dei sacri riti, accolga nell’animo i divini insegnamenti…” Le 145.000 persone che sabato hanno partecipato alla XXI edizione della Colletta Alimentare hanno sì aderito ad un richiamo ideale (“non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” secondo il suggerimento di Papa Francesco) ma, attraverso gesti semplicissimi come presidiare un supermercato invitando e i clienti a fare la spesa per i poveri, inscatolare tonno, pelati, legumi, ecc., hanno compiuto un gesto che difficilmente dimenticheranno e che ne educherà la coscienza più di mille discorsi sulla povertà.

P.S. nella nostra Termoli e dintorni sono stati raccolti circa 9.700 kg di alimenti, poco meno dei 10.000 kg dello scorso anno.

Rombo


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Il bene unisce

Sabato 25 novembre ho partecipato come volontaria alla Colletta Alimentare, insieme ad alcuni miei allievi e a studenti di vari Licei torinesi. Era da alcuni anni che mancavo all’appuntamento. Il gesto è semplicissimo: alcuni distribuiscono i volantini all’ingresso invitando chi si affretta ad entrare nel supermercato a donare qualche prodotto al Banco, altri costruiscono le scatole di cartone, altri raccolgono i sacchetti gialli dai carrelli posti di fronte alle casse, altri ancora dividono i prodotti per tipo negli scatoloni. Primo dato interessante: in un grande gesto di carità c’è posto per tutti. Tutti possono partecipare con le loro caratteristiche ed ogni azione è fondamentale e ugualmente importante per il tutto, per lo scopo. Se non hai molta manualità e le scatole ti vengono storte, sei magari la persona più adatta a ringraziare con un largo sorriso chi timidamente porge il sacchetto giallo ricolmo! Se sei timido e non riesci a fermare la gente davanti al supermercato, sei magari disponibilissimo a catalogare i colli da caricare sul camion!

Secondo dato interessante: il bene unisce. Quando si compie un gesto di bene, è evidente dal fatto che ti mette insieme, con grande semplicità e immediatezza. Così accade che sei più unita oggi di ieri ai tuoi allievi. Così accade che ti trovi a lavorare fianco a fianco con ragazzi appena conosciuti, di cui conosci a malapena il nome. Così accade con la donna che arriva e inaspettatamente ti lascia un carrello intero pieno di alimenti di ogni genere e tipo, dicendo solamente: “Questo è per voi”. E se ne va, con gli occhi pieni di gioia, senza neppure una piccola sporta per sé. Non so chi sia quella signora, ma da oggi è entrata nella mia vita. Il bene unisce e fa bene innanzitutto a sé.

Stella Marina


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Devi!

Sono stato ripreso recentemente da un amico perché ho pronunciato la parola “devi”! Andrebbe detto piuttosto “dovresti” o “potresti”.
Nell’attuale mondo, l’attenzione alla libertà, alla sensibilità, alla identità e alla psicologia dell’altro è come se lentamente imponesse di non dire certe parole considerate “offensive” delle categorie che costituiscono la persona e l’io.
L’impressione è che l’individualità della persona sia diventata un fattore superiore alla verità.
Ma che succede se si salva l’individualità e non la persona?
Al “Non uccidere! Non desiderare quello che non è tuo” si è sostituito il “Non dovresti uccidere! Non dovresti desiderare quello che non è tuo”.
Quello che si rischia di perdere è il nesso tra azione, autorità e destino. Se uccidi non ti salvi perché questa è la legge di Dio. Perciò non devi uccidere. A meno che tu non voglia prendere in considerazione la seconda possibilità: quella di non salvarsi. Allora va bene dire “dovresti”. Ma sarebbe irragionevole anche se liberamente deciso.
Non devi rubare. Devi amare Dio, genitori e moglie. Devi amare il prossimo come te stesso. Nella vita devi ciò che è dovuto a chi ti ha dato tutto e ti salva nelle forme che Lui ha stabilito.
Riprendiamoci la parola “devi”.

Aulonocara


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Tempi amari

La direzione de La Spigola depreca la fine dell’avventura editoriale di Tempi, una rivista che per più di 20 anni ha mantenuto in vita l’esperienza di un cattolicesimo vivo come fatto sociale. Augurando a giornalisti e dipendenti di Tempi di trovare presto lavoro, ci impegneremo affinché questo blog, nel suo piccolo, sia più vivo e più attento. Infatti, che ci siano delle voci cattoliche che abbiano la forza e il coraggio di parlare in pubblico e del pubblico, provando a giudicare ciò che accade, significa difendere la libertà di tutti.

La Spigola


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PIZZA CONNECTION… alla diavola

Cari amici della Spigola…
ma ciao!
Quanto tempo! Eh, come? Sì, lo so non mi sono fatto sentire ma che volete? Ero in tournee.
In questi tempi mi hanno colpito due episodi.
Uno è successo a un mio amico e uno a un nemico pubblico.
Anche qui, la definizione di amico e nemico è sempre relativa: il mio amico è nemico pubblico di alcuni mentre il nemico pubblico è amico di altri. Vabbè vabbè… ma non divaghiamo.
Questo mio amico si è trovato in aereo insieme ad ebrei ortodossi che ad una certa ora pregavano e (ed è questa la cosa che mi ha più colpito) delle ragazze minorenni non potevano stare sedute vicino a lui perché altrimenti si contaminavano. Lui, da gentiluomo qual è, si è alzato e messo in un altro posto e loro lo hanno ringraziato senza guardarlo negli occhi per i motivi di cui sopra.
Vi garantisco che il mio amico si lava regolarmente, lo conosco da un bel po’ di tempo, non ha particolari effluvi. Ciò che mi colpisce è la particolare durezza della legge ebraica che per gli ortodossi è rimasta uguale da 2000 anni a questa parte. Oggi che siamo in una società “progressista”, dopo oltre 2 secoli di mentalità “illuminista”, abbiamo ancora un’applicazione così “attenta” della legge ebraica, quando mi ha raccontato l’episodio mi domandavo: che tipo di mentalità nuova ha introdotto Gesù in una società così dura e chiusa? Che contraccolpo scandaloso doveva essere uno che diceva: “Ama il prossimo tuo come te stesso” visto che il prossimo non si può neanche guardare in faccia? E fin qui, forse, siamo tutti d’accordo.
Quello stesso Gesù, mattacchione com’era, andava anche a pranzo con le prostitute. E ancora va bene perché noi siamo aperti.
Siccome però amava mangiare bene, andava a pranzo anche con i mafiosi tipo Zaccheo.
Voi direte “E quindi?”
Il secondo episodio che mi ha colpito è stata la morte di Totò Riina e i commenti di tutti i giornali, unanimi nel dire che sicuramente il porco è all’inferno perché fino all’ultimo non si è pentito e alla giustizia divina non si può sfuggire.
Fermo restando che il precetto “Ama il prossimo tuo come te stesso” condanna tutti i mafiosi, stiamo attenti perché potrebbe condannare anche tutti i “legalisti”. Cioè non sappiamo cosa è passato nel cuore di quell’uomo fino alla fine e Gesù, mattacchione com’è, attende ogni istante per strappare fino all’ultima anima dalle grinfie di Satana.
La mentalità nuova che è venuto a portare Gesù è bruciante anche per noi. Già… bruciante come le fiamme… dell’inf…
Bene!
Vado.
Ho un appuntamento col dottore.
Mi deve controllare un bruciore che mi prende tutte le mattine dopo che la sera mangio la pizza alla diavola.
Ma non dubitate…

Tonno subito


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Le parole e la verità

Qual è il rapporto tra le parole e la verità? Questa è una questione che mi ha sempre affascinato fin da quando al liceo i miei compagni affermavano, nel senso estremamente relativista del pensiero, che le parole sono solo “convenzioni” e che non esiste in fondo una verità da comunicare perché comunque è tutto relativo. Ma non esiste solo questo pensiero al riguardo: per esempio, questa estate in una presentazione dell’opera di Claudel “L’Annuncio a Maria”, si diceva che quest’opera teatrale poteva risultare di difficile comprensione per un uomo moderno, perché i profili psicologici dei personaggi sono come “tagliati”, ogni personaggio dice e fa quello che veramente pensa, nel bene e nel male, senza introspezioni: “siamo in un mondo in cui conta la parola, un teatro di parola vuol dire che è un teatro in cui la parola esprime il suo significato, e c’è un’unità profondissima e perfetta tra la parola, la realtà e il significato.”. Ho sempre difeso questa versione del rapporto tra parola e verità, ed è bellissimo vedere come alcune scoperte in ambito linguistico confermano questa ipotesi! Vi propongo allora di vedere questo incontro del meeting di Rimini di qualche anno fa che mi ha stupito molto e che in questi giorni mi è tornato in mente proprio perché, mentre sto imparando una lingua nuova, ho sempre più l’idea che le varie lingue con cui l’uomo comunica sono come dei canali innati in cui il pensiero di un uomo scorre e si forma nel rapporto continuo con la realtà. Ovviamente non propongo di ascoltare Noam Chomsky, ma l’introduzione di Andrea Moro: in 30 minuti spiega cosa è successo negli ultimi 50 anni nella concezione del linguaggio dell’uomo e di come si è passati da una idea puramente “convenzionale” delle parole a qualcosa di molto diverso, il tutto con il racconto di alcuni suoi esperimenti veramente strabilianti. Il link e’ il seguente:

https://www.meetingrimini.org/default.asp?id=673&item=6367

Buona visione

Occhione 


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