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Armenia e Artsakh nuovamente sotto l’attacco dei vecchi nemici

L’Armenia e l’Artsakh (Nagorno Karabakh), ultimi baluardi della cristianità in Asia Minore, si trovano nuovamente sotto l’attacco dei vecchi nemici che vogliono la loro eliminazione.

Armenia e Artsakh nuovamente sotto l'attacco dei vecchi nemici
Disastro from Pixabay

Alla ripresa del conflitto Erdogan ha incitato a terminare l’opera iniziata dai padri nei confronti dei “sopravvissuti alla spada” (‘kilic artigi’). Con questo appellativo, coniato nell’era ottomana e utilizzato diffusamente ancora oggi, i turchi chiamano gli armeni non ancora passati a fil di spada, i sopravvissuti al genocidio armeno.  In certe culture, chi non si sottomette paga con la propria eliminazione fisica. L’invio dei mercenari siriani reclutati dalla Turchia fa venire in mente l’amarissimo ricordo dei curdi reclutati per perpetrare il genocidio armeno. Che vergogna che loro, contrariamente a noi europei, accorrono quando c’è da aiutare il fratello.

Armenia e Artsakh nuovamente sotto l'attacco dei vecchi nemici
Palazzo distrutto a Stepanakert from InsideOver

Spietati calcoli geopolitici, antichi conflitti etnici e religiosi irrisolti sottendono alla situazione. L’Armenia è l’ultimo ostacolo

fisico alla riunificazione geografica dei popoli di lingua turca i quali alimentano tuttora il sogno di una federazione turca che domini l’Asia e l’Europa. Gli armeni sono ariani e cristiani e non hanno risparmiato i martiri (1.500.000 durante il Genocidio Armeno) al loro Signore.

A ragione Giovanni Paolo II ebbe a dire “Armenia semper fidelis!”.

Una estesa campagna di disinformazione ha messo l’Armenia al posto degli aggressori.

Dopo la secessione della Lituania nel 1990, l’Unione Sovietica approvò la legge del 3 aprile 1990 “Norme riguardanti la secessione di una repubblica dall’URSS” (Registro del Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS e il Soviet Supremo dell’URSS. 1990, Numero 13, p. 252).

Armenia e Artsakh nuovamente sotto l'attacco dei vecchi nemici
Carta geografica from InsideOver

In sostanza l’impero si stava disfacendo. Per correre ai ripari, minimizzare i danni e ridurre il rischio di ingerenze straniere nei processi di secessione, si diede la possibilità alle repubbliche (come l’Azerbaijan) e alle regioni autonome che esse contenevano (come l’Artsakh), di poter decidere circa l’indipendenza e la forma giuridica del loro stato, sulla base di un referendum ratificato dal Soviet Supremo della Repubblica Sovietica. Sulla base di questa legge il 31/08/1991 e il 02/09/1991 rispettivamente Azerbaijan e Artsakh formarono due stati indipendenti. Il 28/11/1991, poco prima della dissoluzione dell’URSS avvenuta il 26/12/1991, la Corte Costituzionale dell’Unione Sovietica riconobbe i diritti dell’Artsakh. L’Azerbaijan scatenò la guerra del 1992-1994, la perse, e nell’inosservanza di quattro risoluzioni ONU sulla cessazione del conflitto in corso, dopo l’armistizio del 1994, ha continuato fino ad oggi le provocazioni lungo il confine.

Il mondo occidentale del quale la Turchia è alleata nella NATO, non ha il coraggio di riconoscere le ragioni degli armeni per non urtare la sensibilità dei turchi, per non fare un favore geopolitico alla Russia, e per non indispettire l’Azerbaijan dal quale dipende buona parte dell’approvvigionamento energetico europeo.

In questa situazione, gli armeni si devono difendere da soli contro l’aggressore ingiusto e possono contare solo sui propri amici. Gli armeni si preparano e si uniscono, i sacerdoti offrono messe a Dio per la pace e la vittoria, i soldati ricevono la comunione e la benedizione, i giovanissimi morti le preghiere dei vivi.

Armenia e Artsakh nuovamente sotto l'attacco dei vecchi nemici
Macchina distrutta from InsideOver

Per chi ama la verità e la libertà, per chi ama l’Europa, si ricordi che l’Armenia fa parte della stessa storia, che siamo la stessa stirpe. Si ricordi cosa è venuto di buono dagli armeni e dagli altri. Si ricordi cosa hanno lasciato al mondo come patrimonio di bontà, bellezza, verità, cultura, arte, scienza, architettura, poesia, religione, filosofia, pace. Noi sappiamo bene cosa hanno lasciato gli altri, 700 anni di guerra. Guarda il video reportage di InsideOver qui: https://bit.ly/3iLer7m

Gli armeni hanno bisogno della preghiera del Rosario, come a Lepanto alla quale parteciparono di cuore, e dell’aiuto concreto e immediato per poter affrontare l’emergenza senza precedenti che può avere conseguenze drammatiche per il futuro della nazione. Serve l’aiuto di tutti i figli della nazione armena, dei fratelli cristiani e di chi conosce e ama il nostro paese. La Chiesa Armena d’Italia organizza una raccolta fondi a favore dell’Haystan all’Armenian Fund alla quale chiediamo di partecipare.

BANCA: INTESA SANPAOLO private banking

IBAN: IT35 T032 3901 6001 0000 0175 602

Swift/BIC: BCI TIT M3

Causale: ARTSAKH E ARMENIA

 

Aulonocara

Una risposta a “Armenia e Artsakh nuovamente sotto l’attacco dei vecchi nemici”

  1. La rivoluzione colorata che ha portato al vertice Phishinyan ed allontanato Ereven da Mosca per fare sponda con Washington, é esattamente ciò che determina la solitudine dell’Armenia di fronte ad un Erdogan che non ha nulla da perdere in nessuno degli almeno tre tavoli da poker in cui sta giocando(mediterraneo, Kurdistan siriano e Caucaso), e senza la possibilità che Putin si riavvicini essendo gli azeri un forte punto strategico nel controllo dei latenti movimenti eversivi islamici in Daghestan. Pertanto il massimo interesse in merito che può avere la Russia è quello di offrire una sua città per la firma di un nuovo trattato caucasico, nulla più. Il fatto poi che si menzioni quella pura convenzione geografica che è l’Europa come possibile elemento di riequilibrio non fa che avvalorare l’ipotesi che l’Armenia si sia cercata alleanze dove non sono, mentre l’Arca ce l’ha in casa.

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