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Chi cura i nostri figli?

Abbiamo -giustamente- celebrato medici e infermieri durante il picco dell’epidemia Covid.
Abbiamo visto le loro facce in tv, fatto appelli ai volontari, esposto disegni di supereroi.
Nessuno ha celebrato gli insegnanti per i nostri bambini.
Nessuno sembra ritenere la scuola un’urgenza, un fondamentale punto di partenza per un Paese in ginocchio; nemmeno gli insegnanti stessi, come dimostrano le ennesime discussioni sindacali e l’enorme numero di “lavoratori fragili”.
Non me ne vogliano i tanti maestri e professori che si sono inventati un nuovo modo di lavorare in questi mesi di lockdown, ancor più consapevoli del loro ruolo educativo.
Ma il messaggio che arriva dalla politica e dalla “categoria” – e in parte anche dalle famiglie preoccupate principalmente dalla “gestione logistica” – è che l’educazione, l’insegnamento, l’interazione maestro/alunno e tra alunni siano aspetti decisamente secondari rispetto alla salute, all’economia, persino alla possibilità di svago (basti vedere la questione discoteche).
E questo è un errore grave, che non si sanerà neanche se davvero ora riapriranno le scuole.
Bisogna dirlo agli insegnanti che sono anche loro supereroi, che affidiamo loro ogni giorno le nostre creature come un grande tesoro da custodire. È una cosa per cui vale la pena anche rischiare la vita!
Come esordisce Luigi Giussani nelle pagine introduttive del libro Il rischio educativo: “L’idea fondamentale di una educazione rivolta ai giovani è il fatto che attraverso di essi si ricostruisce una società; perciò il grande problema della società è innanzitutto educare i giovani (il contrario di quel che avviene adesso)”.

Sirenetta