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Duc in altum!

Cari amici della Spigola,
un paio di riflessioni estive… no, non estive perché sono sempre attuali però in estate si ha un po’ di tempo libero in più e si può lasciar correre il pensiero.
Le riflessioni nascono da due fatti accaduti e che stanno accadendo: il terremoto e la malattia di una mia cara amica.
Entrambe mi hanno riproposto in maniera quasi violenta il problema della morte e la sproporzione strutturale che abbiamo di fronte al limite e alla morte.
Sia il terremoto che la malattia rendono presente il fatto che i fattori che tengono insieme la realtà fisica: le montagne e la prossimità del nostro corpo, non sono sotto il nostro controllo.
Entrambe le realtà vanno verso il disordine e il disfacimento.
Eppure noi soffriamo. Perché? Esiste in noi una realtà che non va verso il disfacimento e che avverte il limite della realtà. Direi che la realtà che di fatto è in noi è di un ordine diverso da quello tangibile.
Anche questa è una realtà fisica perché lascia segni della sua presenza: il senso della soddisfazione, il senso della perfezione, l’idea di infinito (singolare il fatto che tutti abbiamo la stessa idea di una realtà che non esiste in natura), l’idea di felicità. Ne abbiamo così chiara idea e senso che addirittura li desideriamo. Come è possibile desiderare qualcosa che in natura non esiste e che addirittura è contro natura perché le cose in realtà vanno verso il disordine e il disfacimento?
Come è possibile?
Utilizziamo il metodo archeologico: sono tutti segni di qualcosa che è accaduto in un determinato momento in un determinato luogo. Non so se avete mai visto l’indagine che ha portato alla scoperta del cratere di Chixulub in Messico da 200 km di diametro, causato da un asteroide del diametro di 12 km caduto sulla terra 65 milioni di anni fa e che pare sia la causa dell’estinzione dei dinosauri.
Ecco, deve essere successo qualcosa di cui portiamo ancora i segni addosso, i segni sono questa “stortura”, questa ferita come un cratere.
Un’altra caratteristica di questa ferita è la debolezza morale e ideale: quante volte ci poniamo un obiettivo e subito dopo cadiamo per pigrizia, oppure quante volte vorremmo esprimere il bene che vogliamo e alziamo la mano come un animale per possedere l’oggetto del bene? (ora basta sennò mi suicido)
Questa ferita che ci portiamo addosso e che anche la realtà porta è chiamata dalla Chiesa “peccato originale”.
In un determinato momento in un determinato luogo è accaduto qualcosa che ha dato origine all’entropia (uso un termine termodinamico solo per esprimere il concetto di aumento del disordine).
Quando si è introdotto un fattore estraneo nel rapporto tra Dio e l’uomo, allora è iniziato il disordine.
Per curare questa ferita (questa è la cosa più sensazionale) Dio si è fatto uomo per riprendere a passeggiare con l’uomo nel Creato.
Il male e la morte non vengono da Dio, perciò ha senso pregare: Dio, salvaci dal terremoto! Dio, guariscimi dal tumore!

Duc in altum!
Ciao.

Tonno subito