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Era sera

Cari amici, volevo farvi partecipi di una canzone alpina che ultimamente ho scoperto: “Era sera”.
Il testo è molto chiaro: due fidanzati si giurano amore eterno (“per te vivo e per te mòro”) e il ragazzo, che deve partire per la guerra, chiede all’amata un ricciolo dei suoi capelli “che li serbo per la tua memoria/ là sul campo della vittoria /i tuoi capelli li voglio baciar”.
Mi è saltato alla mente un commento al Miguel Maňara di Milosz in cui Franco Nembrini scrive:

<<…quando io e Grazia ci siamo messi insieme abbiamo cercato di usare la testa, e qualcuno ci ha insegnato ad usarla. Così mi ricordo benissimo la sera precisa in cui ci siamo guardati e abbiamo detto: ”se ti voglio bene vuol dire che voglio il tuo bene, se voglio il tuo bene vuol dire che tu hai il diritto di sposare l’uomo più in gamba del mondo, che cosa posso desiderare per te se non che l’uomo che sposi sia l’uomo più in gamba del mondo, il migliore? Ergo, siccome sono io, io ho il compito nei tuoi confronti: diventare più grande. Dammi qualche annetto (io l’avrei sposata anche subito, ma ci siamo presi qualche annetto) e lo userò per diventare l’uomo migliore del mondo”. Il problema è che non divento migliore stando con te, divento tanto migliore quanta più realtà riesco a incontrare, abbracciare, conoscere. È per l’ampiezza del rapporto con la realtà, è per questo slancio a trecentosessanta gradi che si ha sulla vita e sul mondo che si diventa grandi.>> … <<ma il modo in cui oggi i ragazzi quasi sempre si mettono insieme non ha più nulla a che fare neanche con l’innamoramento: è proprio per rintanarsi in un buco per difendersi dalla realtà. Esattamente il contrario di ciò a cui l’amore dovrebbe spingere: a scoprire di più il mondo, la realtà.>>  (Miguel Maňara commentato da Franco Nembrini, Oscar V. Milosz, pag. 51-52).

Amare l’altro dentro uno scopo: diventare grandi per realizzare (insieme) ciò che siamo chiamati a fare. Intuita questa cosa, è come se l’alpino di “era sera” partisse per la guerra per l’amata. Come se le dicesse: ”Senza te muoio e forse morirò in battaglia. Ma se dovessi vincerla bacerò i tuoi capelli, perché ho combattuto per te!”. È impressionante come i canti popolari riescano a farci riconoscere e immedesimare con le esigenze e i sentimenti dell’uomo.
“Era sera” e il commento sopra riportato di Nembrini descrivono chiaramente un amore non fine a sé stesso, ma un amore che per esser chiamato tale deve generare un’apertura al mondo.

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