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J. Waters, un giornalista fuori dagli schemi

Prima di sette anni fa nessuna testata giornalistica, nessun politico, parlava del diritto al matrimonio gay. La campagna è nata all’improvviso e in poco tempo ha invaso la mente di molti occidentali. Tale constatazione per John Waters è solo uno dei segnali della presenza di un disegno di potere nato negli anni Venti da alcuni filosofi a Francoforte e che si è radicato e sviluppato alla Columbia University. Waters, invitato a Torino dall’Associazione Difendiamo i Nostri Figli, ha spiegato che negli USA il movimento di pensiero ha iniziato a cercare fondi, alleanze improbabili, persone e fondazioni che per la loro causa sono pronte a investire, corrompere, usare ogni mezzo. Il giornalista irlandese, facendo riferimento al libro di Ellul, Propaganda, ha dimostrato come siamo immersi in un progetto sociale che, attraverso la demonizzazione del nemico (indicato come violento e forte), vuole far rispettare i diritti di una vittima. Peccato che il nemico spesso non sia violento e forte: oggi è l’uomo che crede ancora nella biologia, nell’antropologia, nella sociologia tradizionale (quella che fa riferimento al maschio e alla femmina). E peccato che le vittime si ritrovino a combattere per dei diritti che, prima della propaganda, neanche volevano. Il lato preoccupante della relazione di Waters è dato dell’obiettivo a cui mira tutta l’azione propagandistica: il cambiamento dell’assetto sociale tradizionale. Il modello di famiglia deve essere distrutto, come devono essere distrutti tutti i legami solidi, definitivi e deve emergere l’uomo solo, slegato da ogni vincolo. Le parole di alcuni profeti che vent’anni fa lasciavano perplessi per la loro improbabilità (“la famiglia è sotto attacco”) oggi, mentre si realizzano, sembrano inopportune, oscurantiste, intolleranti. Come a molti sembra intollerante la lotta del giornalista John Waters, che pochi anni fa era considerato un’icona del cristianesimo puro e senza schemi. Ma si sa, la propaganda prevede nemici e vittime, non l’uso della ragione.

Manta