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Jobs Act. Perché non ci convince

Il Jobs Act è stato approvato l’8 ottobre 2014 in Senato ed è ora in discussione alla Camera dei Deputati.
Di per sé la legge delega dovrebbe tratteggiare un nuovo sistema di promozione e tutela del lavoro che dovrebbe incidere:

  1. sulle politiche attive e passive (ausilio e tutela del soggetto in cerca di occupazione e sugli strumenti di tutela nel corso del rapporto di lavoro);

  2. sulla disciplina dei rapporti di lavoro;

  3. sulla conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro.

Da una prima lettura del testo emergono chiaramente i limiti di impostazione della Riforma per quanto riguarda incidenza reale sulle dinamiche del lavoro e disoccupazione.
In generale i criteri adottati fanno emergere una visione troppo “garantista” a favore del lavoratore. La preoccupazione di combattere gli abusi è sempre giusta, ma per garantire il lavoratore occorre innanzitutto che le imprese vivano e creino occupazione, soprattutto in questo momento. Occorrerebbe molto più coraggio sostenendo con decisione chi, facendo impresa e creando dei posti di lavoro, risponde al bisogno proprio ma anche a quello altrui.
Nonostante i proclami e le enunciazioni di principio, la grande assente è ancora una volta la sussidiarietà. Per favorire l’occupazione è prevista l’ennesima “Agenzia nazione dell’occupazione”. Ci riesce davvero difficile pensare che centralizzando i centri di potere si possa sopperire alla palese inefficienza dei Centri pubblici per l’Impiego.
Infine, il termine stesso “conciliazione” delle esigenze di vita (famiglia) e lavoro denuncia una impostazione culturale che vede in conflitto, o meglio un trade-off almeno potenziale, tra vita e lavoro. Come dice il prof. Zamagni (“Le politiche familiari per il bene comune“) sarebbe necessario andare oltre una concezione puramente materialistica e strumentalista del lavoro, ripensando radicalmente il modo in cui avviene l’organizzazione del lavoro, superando la diffusa femminilizzazione della questione conciliativa a favore di un approccio reciprocitario tra famiglia e lavoro.
Intanto noi non ci arrendiamo e continuiamo a costruire!

Argentina