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Le vacanze e il dialogo

Cari amici della Spigola…
ciao.

Il tempo delle ferie, quanto è importante!
Cosa si fa durante le ferie? Niente! Bellissimo!
Ma… facendo niente davvero, ma per niente intendo niente niente, cioè non si devono fare cose “distraenti”: riposo, come una salma. Ecco, se si fa niente niente, si scoprono cose interessanti. Innanzitutto inizia la noia. Cos’è la noia? Una sofferenza, o un’insofferenza che prende quando si è fermi come pietre: un’assenza di significato (“Ma che cacchio sto facendo?”). Da dove nasce la noia? Perché la noia se ho bisogno di riposare? Cos’è il riposo? Prima evidenza: il riposo necessita essere in rapporto, cioè se ci si ferma e non si è più in rapporto con nulla si soffre. Allora c’è un sottofondo sempre funzionante, anche se si dorme, anche se si è distratti, anche se si lavora a ritmi intollerabili, che è sempre in cerca di un rapporto. Questa “forza motrice” si accontenta di qualsiasi tipo di rapporto? Basta fermarsi un attimo e guardarsi, io lo faccio spesso: sono riposato anche nella fatica quando sono soddisfatto. Il raggiungimento di piccoli traguardi, ad esempio al lavoro, mi ripaga di tante fatiche e mi da un attimo di soddisfazione e di riposo. Ma non eravamo partiti dal fatto che per riposare si va in ferie? I piccoli traguardi danno piccoli riposi quindi bisogna cercare traguardi adeguati per avere grandi riposi.
Ecco, in vacanza siamo liberi, non siamo costretti ad adeguarci ai tempi degli altri, abbiamo davanti la giornata da riempire di… di… di che?
Di significato, di soddisfazione, di riposo.
Allora non si può stare fermi come salme.
Se siete sul letto come salme, vi consiglio una breve lettura da imparare a memoria (avete tempo).
Si tratta dell’idillio “L’Infinito” di Giacomo Leopardi (una new entry), secondo una mia lettura meditata in diverse estati, meditando attentamente le parole, le pause, la musicalità, le immagini e paragonandole con la mia esperienza, la mia storia a partire da quando ero piccolo, sui punti “interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete” e “io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando, e mi sovvien l’eterno”, è la scoperta dell’io. La smisurata dimensione spazio – temporale di questa realtà che non è soggetta ai rigori del tempo. Il mare è l’io.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Con queste immagini vale la pena osservare il mare, la montagna, ascoltare il vento tra le piante e dialogare con questa “presenza”.

Buone vacanze!

Tonno subito