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Letture da spiaggia 4

La natura umana: è questo il contenuto di “Liberazione”, romanzo che Sandor Marai scrisse nell’estate del 1945 (Biblioteca Adelphi, € 16,50). Il contesto è Budapest, dicembre ’44 – gennaio ‘45, sotto l’assedio dell’Armata Rossa. Il tema è l’attesa. Della liberazione dai tedeschi, certo, ma soltanto? Non c’è pagina in cui Erzsébet, la ragazza protagonista del lungo racconto, non esprima a parole, pensieri o gesti la domanda di significato del dramma che sta vivendo e della vita intera. “…Vorrebbe capirci qualcosa, capire che cos’è un uomo e se tutto questo, le imprese umane, gli sforzi e le sofferenze hanno un senso. Suo padre che cosa ne pensa? Che rapporto c’è con il cosmo, con le stelle?”
E poi, quando tutto è apparentemente finito, “Perché non ne sono felice?”
Marai sa già – l’ha già capito – che l’Armata Rossa non porterà alcuna liberazione al suo popolo, ha già intuito il destino che li aspetta, e forse proprio per questo non può fare a meno di sottolineare la responsabilità di ogni singolo uomo: “No, è individuale il senso di inquietudine che all’improvviso assale ogni cittadino; perché quel che ancora ieri stava scritto sui giornali o circolava come voce allarmistica messa in giro dai <disfattisti>, un’<invenzione degli ebrei e dei plutocrati bolscevichi>, oggi è entrato nelle loro vite, non è più una notizia, ma la loro realtà, di cui sono responsabili. Hanno capito che quello che è successo ieri in Polonia, in Ucraina, nei campi tedeschi, nei sotterranei delle caserme delle città della Francia, del Belgio, dell’Olanda, della Norvegia, dell’Austria, della Boemia, della Serbia, non è più una <notizia allarmistica> o <propaganda>, bensì loro personale responsabilità. Hanno capito di essere responsabili.”
E noi?

Alice