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Mescal non dimentica…

Cari amici della Spigola,
l’altra sera ero in fase di assopimento pre-REM quando ho ricevuto il primo messaggio riguardante la morte di Bud Spencer. Mi è dispiaciuto molto perché è stato un supereroe però non di cartone ma in carne (tanta) ed ossa che mi ha accompagnato da quando ero piccolo fino ad oggi. E’ di qualche sera fa infatti l’ultima visione insieme ad altri amici dell’intramontabile “Lo chiamavano Trinità”.
Perché mi piaceva? Non sono l’unico ad essere cresciuto con i suoi film, dev’esserci qualcosa che piaceva (e piace) a tanti, dev’esserci qualcosa di profondo. Rispondo per me: ho sempre desiderato essere come lui cioè grande e grosso, forte e… buono! Sì, perché è stato un eroe buono, sia dentro che fuori del set, ma parliamo del personaggio. Non era violento nonostante le sberle. Perché? Cosa rende sopportabile l’ingiustizia? Ricordate l’episodio di Mescal in “Lo chiamavano Trinità”?

Oppure in “I due superpiedi quasi piatti” quando tenta una rapina?

L’ingiustizia è sopportabile perché c’è la certezza della giustizia.
La rapina è comica perché sono certo che lui è buono.
Sarò infantile ma il desiderio di imitare un amico che ha la forza di sconfiggere i “cattivi” e che contemporaneamente è buono è un desiderio che non ha età, un desiderio profondo che giustifica il successo planetario di uno che ha dichiarato: “A recitare sono capaci anche le scimmie” e che l’ultima parola pronunciata prima di morire è stata “Grazie”.
Ora scusate ma devo andare: ho Mescal che mi aspetta.

Tonno subito