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Moralismo all’amatriciana

Sarò scemo ma non capisco.
Caso Lazio. Riassunto: una delibera consiliare distribuisce fondi pubblici ai partiti per mantenere i rapporti con gli elettori. I capigruppo si organizzano e dividono i rimborsi tra i membri del consiglio i quali fanno un uso spregiudicato di questi soldi, con feste eccessive e acquisti personali.
Dal punto di vista legale il problema mi pare sia in un tipo di legge che, in un’epoca di crisi come la nostra, regala ancora tanti fondi ai partiti. Detto questo, l’idea non è neanche sbagliata, perché come si fa a fare politica senza tenere i rapporti con la base?
Che poi questi signori considerino vacanze, macchine e feste come il loro modo di tenere i rapporti è opinabile, dice qualcosa di non bello sulla stima che essi hanno della propria base, ma è difficile sostenere che sia illegale.
Poi forse c’erano dei vincoli, ma in questo caso si tratta di reati minori.
Dal punto di vista morale, certo, si può discutere. Ma spesso la differenza tra i politici e gli altri (me incluso) sta solo nel fatto che gli altri non possono o non riescono a permettersi certe cose. Ognuno ha i suoi vizi e le sue debolezze, solo che quelle dei politici sono più visibili. Se invece di una festa in stile greco con ancelle seminude, si fosse trattato di una presentazione di un libro in un circolo dei Parioli, avremmo detto lo stesso?
Alla fine, una giunta consiliare va a casa per pruderie moralista, senza neanche considerare se abbiano o no svolto un buon lavoro per il bene pubblico. Se uno facesse leggi buone per tutti, rispettose dell’interesse di tutti, non mi importerebbe molto di sapere se le esigenze degli elettori le ha apprese ai Parioli o a Cinecittà, in un’orgia o in una raffinata matinée teatrale.
Ma del bene comune, come sempre, non si parla mai.

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