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“PARTNER” al posto di “PADRE” ovvero dell’ideologia come “furto della realtà”

Nella Clinica Universitaria dell’Ospedale di Padova – Reparto Ostetricia – è stata cambiata la dicitura che compare sul braccialetto che consente ai padri di accedere alla visita dei figli neonati: partner invece di padre.
«Abbiamo preso questa decisione per non offendere la sensibilità di nessuno» ha detto il Direttore della Clinica, che ha giustificato la scelta allo scopo, appunto, di evitare imbarazzi e offese in casi di fecondazione assistita che coinvolgano coppie di fatto composte da due donne.
Ma vediamo di capire veramente perché la dicitura “PADRE” è stata sostituita.
Quando si va nel reparto di ostetricia di un qualsiasi ospedale, siccome non è possibile l’ingresso a più di una persona per volta, per tenere sotto controllo gli ingressi ed evitare rischiosi affollamenti, il Direttore del reparto deve regolare il flusso dei visitatori e decidere gli strumenti da utilizzare.
Così ha fatto anche il nostro Direttore.
Solo che alla fine del 2012 decide di fare qualche cambiamento.
Trova l’idea del braccialetto, ma rimane quello della dicitura. E qui scatta la grande idea: stabilisce che ove (sul braccialetto) in precedenza campeggiava la parola “PADRE” (che indica la persona che ha generato insieme alla madre il bimbo) spicchi un’altra scritta.
PERCHÉ?
Perché nel suo reparto c’è una (1) coppia lesbica e lui non vuole urtare la suscettibilità e la sensibilità della compagna che va a trovare la mamma del loro bambino dandole un braccialetto con la dicitura “PADRE”.
Avrà pensato e ripensato alle ragioni, diciamo così, “tecniche”, “operative” o “pratiche” da addurre per giustificare il cambiamento che aveva in mente.
«Cosa ci faccio scrivere, visitatore/visitatrice, utente, ospite? No, troppo generici e neutrali; occorre qualcosa, sì distante, ma nello stesso tempo coinvolgente. Ecco, ho trovato, la parola giusta è “PARTNER”!!!».
Questo procedimento, questo percorso, questo metodo seguito dal Direttore, non risponde ad un’esigenza tecnico-operativa per regolare il flusso dei visitatori nel suo reparto; risponde ad un’altra cosa.
Possiamo chiamarla “spirito ideologico”?
Io direi di sì, se si considera l’ideologia come un insieme coerentemente costruito attorno a un particolare dell’esperienza assurto a unico criterio fondante (cfr, Chatelet, Introduzione Generale – Storia delle ideologie).
L’ideologia del politically correct però priva le persone di un legame con aspetti fondamentali come quelli della tradizione da cui uno proviene. Come ha osservato Camillo Langone sul Foglio: “Hanno rubato la parola “padre”. … Io sono un uomo e se faccio un figlio esigo di essere chiamato padre. Non voglio essere definito, io che sono italiano, con una parola inglese. E nemmeno con la sua traduzione: non sono socio di nessuna donna, “socio” è parola del mondo dell’economia e io distinguo l’amore, che è dono, dall’economia, che è scambio di un bene o servizio in cambio di moneta”.
E’ un’ideologia che perpetra il “furto della realtà”; e un’ideologia così non può volere il bene vero dell’uomo, non vuole un surplus di umanizzazione, non vuole l’affermazione della verità sopra ogni altra cosa; vuole solo auto-affermarsi per giustificare scelte ambigue, di non libertà e falsamente rispettose della dignità della persona.

Pesce (ner)Azzurro