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Rivisitazioni della storia

Violante presenta sul Corriere la mostra sulla Costituzione che sarà esposta a Rimini a fine agosto. Curiosamente, mentre passa in secondo piano la differenza di culture, appena nominata, diventa importante la differenza tra una concezione liberale e una repubblicana della democrazia. Il grande compromesso non è più quello fra cattolicesimo, comunismo e liberalismo, ma quello tra chi ha a cuore partecipazione e doveri e chi difende diritti individuali.
Certo, la storia si può riscrivere sempre, dando nuove interpretazioni. Tuttavia, non tutte le riletture sono uguali – alcune vanno più vicino a ciò che accadde e fu determinante e altre meno – e, soprattutto, nessuna rilettura è neutra. In quest’ultima scompaiono volutamente le matrici culturali, come se fossero tutte ideologie del passato (e tutte uguali) e secondarie rispetto alla dialettica diritti-doveri. L’idea di dialogo, di impegno civico e di compromesso virtuoso nascerebbe al di là dell’insistenza cristiana sull’unicità della persona, senza la storia dei corpi intermedi cattolici e comunisti, senza ideali di un mondo più vero e più giusto.
La cosa che sfugge in questa rilettura è su che cosa si dovrebbe fondare il dialogo, sul motivo per cui l’apertura all’altro si dovrebbe compiere. Senza ideali, rimane solo la tecnocrazia degli esperti o il decisionismo delle élite che, non a caso, vogliono una riforma costituzionale decisionista. Speriamo che la mostra a Rimini sia diversa e che ci sia lo spazio per riletture più popolari.

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