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Si può dare la vita per l’opera di un Altro?

Leggo – è una notizia piccola piccola – che in questi giorni la diocesi di Bologna ha accolto la domanda per la beatificazione di Mariele Ventre.
Chi ha la mia età (!?!) ± 20 anni non ha bisogno di leggere oltre; gli altri – ahiloro – dovranno accontentarsi di queste poche righe.
Era il 1963 quando Mariele, giovane e promettente pianista, fu contattata per preparare i solisti dello Zecchino d’oro. Rispose “Si, ma solo per questa volta”.  Poi si innamorò dei bambini e scoprì lo straordinario valore educativo del canto, soprattutto del canto corale. Quindi abbandonò ogni pretesa di carriera e da allora e per più di trent’anni (fino alla morte, avvenuta nel ‘95 dopo lunga malattia) non fece che questo: insegnare a bambini di tre-quattro-cinque anni a stare insieme, ad amare, a cantare.
Basta questo per diventare santi? Di certo la sua passione educativa continua visto che – ed è solo un esempio – uno dei suoi primi bambini, ora padre di 5 figli, ha dato vita ad una interessante opera educativa di scuola paterna. Per realismo, amore alla realtà e gratitudine,  perché “se non lo faccio io che ho cinque figli chi lo dovrebbe fare? Con quello che ho ricevuto è il minimo…”.
Dice di Mariele la sorella Maria Antonietta: “L’obbedire a quella prima chiamata, fino in fondo e per sempre, ha reso Mariele una donna vera, affascinante, appassionata alla sua vita e a quella del suo prossimo, per dirla in breve una donna felice, che ha accolto e messo a frutto quei talenti, donateli dal Creatore, che glieli ha restituiti centuplicati in libertà, intelligenza e fede”.
Si può dare la vita per l’opera di un Altro? Si, e con letizia!

Alice