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Thanksgiving Day

Ieri, la notizia della tregua tra Gaza e Israele ha rasserenato gli animi di molte persone. Negli otto giorni di conflitto il numero delle vittime ha sfiorato i duecento e le possibilità che dalla Terra santa la guerra potesse estendersi ad altre nazioni stavano crescendo. Probabilmente se i passeggeri dell’autobus di Tel Aviv, in cui un ignoto terrorista (palestinese?) ha fatto esplodere una bomba, fossero morti, oggi l’escalation di violenza sarebbe aumentata.
La tregua che proprio nel “Giorno del ringraziamento” ha inizio porta a fare alcune considerazioni:
  1. Il nuovo assetto diplomatico H. Clinton-Morsi per il momento funziona. Dopo i capovolgimenti della Primavera araba il presidente egiziano ha dimostrato di saper affrontare una delicata situazione internazionale. I Fratelli musulmani, forse perché ancora troppo debitori agli USA della loro ascesa al potere, in questa circostanza hanno preso le distanze dal pericolosissimo asse Hamas-Iran. L’Occidente deve tornare a tessere una politica di rapporti di amicizia con i paesi islamici del mediterraneo. In questo senso l’Italia ha sempre avuto un ruolo decisivo che negli ultimi anni si è perso.
  2. Alcuni giornalisti hanno fatto notare che molti palestinesi nutrono un forte disagio nei confronti di Hamas. La guerra li stava però ricompattando con l’odio verso i nemici israeliani. Israele, che ha mille ragioni per difendere il proprio popolo, non può ignorare l’esistenza dei Palestinesi. Da oggi potrebbe iniziare a considerare l’ipotesi che una politica di tolleranza (a cominciare dal rispetto dei diritti umani) tornerebbe utile per favorire una convivenza pacifica.
  3. Quando leggo che il Papa dichiara di pregare per la pace in Terra santa, istintivamente penso che stia dicendo una cosa banale, prevedibile, poco ragionevole. Oggi credo che senza il suo appello si sarebbe in balia di una ragione ottusa e stupida. Anche la Storia, come la vita di una persona, dipende da un mistero che sta dietro gli avvenimenti, le decisioni, le reazioni. La precisione degli ordigni non è mai tale da assicurare a un terrorista di uccidere o a un missile di esplodere. E poi pregare significa innanzitutto considerare la realtà in modo intelligente, senza pregiudizi, a fondo. Chiedere a Dio la pace significa affermare che il senso della Storia (che in Palestina da quattromila anni si mostra come buono e misericordioso) si faccia vedere.

Manta