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Calvino e la caducità delle cose

Calvino e la caducità delle cose
Bambino che riflette from Pixabay

In un’intervista apparsa su Rai Uno alle porte del nuovo Millennio, si domanda ad Italo Calvino quali siano, secondo lui, tre chiavi, tre talismani, per affrontare il Duemila (QUI il video).

Lo scrittore risponde, dopo aver riflettuto a lungo, soppesando ogni parola:

  1. imparare poesie a memoria per lo sviluppo della memoria
  2. fare calcoli a mano per combattere l’astrattezza del linguaggio
  3. sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere portato via da un momento all’altro.

Stupisce che un così noto intellettuale progressista, simbolo di tanta cultura di sinistra, dia come essenziali consigli per affrontare la nuova era (come sembra lontano il tempo in cui si percepiva con tremore ma anche con trepidante attesa l’inizio del XXI secolo!) tre consigli apparentemente conservatori, tre consigli che riprendono fondamentali aspetti dell’educazione “tradizionalista”.

Lo studio mnemonico e l’esercizio di calcolo senza l’ausilio della tecnologia sono due elementi chiave della scuola ante Sessantotto!

E stupisce ancor di più l’ultimo suggerimento: “Sapere che tutto ciò che abbiamo ci può essere tolto”, cioè non ci appartiene. Ma questo non è il grande insegnamento del Cristianesimo, tanto vituperato dalla filosofia di fine Ottocento e di tutto il Novecento? Quante volte proprio questo estremo realismo cristiano, che riconosce che tutto ciò che è umano è limitato, vanitas vanitatum dice il libro della Sapienza, è stato accusato di essere la causa prima della fiacchezza e della debolezza della società? Un limite al progresso della scienza che tutto può, se vuole.

L’unica differenza è che la Chiesa consente all’essere umano, dal più acculturato al più semplice contadino, di vivere con la consapevolezza della caducità delle cose in letizia. Mentre a ben guardare il viso e ad ascoltare il tono del signor Calvino emerge solo tanta amarezza e tanto scetticismo di fronte a questa dura verità.

Forse perché è vero che tutto può sparire (e quanto ce ne siamo accorti in questo ultimo anno e mezzo), ma è ben diverso sapere e conoscere che Chi può avere questo potere ci vuole bene. È vero che tutto quello che abbiamo può esserci tolto, ma ben diverso è sapere e conoscere a Chi si può chiedere perché le cose possano essere ridonate nel centuplo.

Forse la tradizione da cui veniamo e che abbiamo tante volte rinnegato non ha poi così tutti i torti… Forse lo spunto di Calvino potrebbe farci venire voglia di riprendere in mano la nostra storia cristiana.

Stella Marina

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