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Hub vaccinale Nuvola Lavazza

Hub vaccinale Nuvola Lavazza
Volti di persone from Pixabay

L’Hub vaccinale Nuvola Lavazza di Torino, come molti altri ormai, è un impressionante centro dalla perfetta organizzazione, che vede ruotare intorno a sé ogni giorno numeri da record.

Dovendo tornare più volte, l’impressione avuta la prima volta, di seguito non è svanita, ma si è fatta più forte. L’impressione che fa un evento di massa, come quello che stiamo vivendo a riguardo della vaccinazione. Eventi che forse solo in alcune processioni religiose o campi sportivi si possono vivere. Ricchi, poveri, colti o analfabeti, impiegati o imprenditori, giovani, anziani, … tutti in quegli Hub siamo uguali. Uguali di fronte al nemico da combattere e all’arma data per combattere.

Ma quello che più colpisce è che tutti in qualche modo uscendo da quelle porte dopo aver fatto il vaccino abbiamo un’aria di gloria, di vanto. Perché? Perché siamo salvi? Non credo. Penso che più profondamente sia perché ci sembra di aver collaborato. E così è, al di là di ogni considerazione sul tema vaccini.

L’uomo è fatto per collaborare, e in questo trova pace.

“Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Nei grandi video delle sale d’attesa degli Hub mi piacerebbe passassero le frasi del salmo 44, invece passano gli slogan della crescita globale sostenibile. Tutto in fondo si tiene, ma quelle facce che entrano ed escono dall’Hub Lavazza mi piacerebbe potessero dire “tu”, come nelle parole del salmo e stupirsene.

 

Pesce combattente

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