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C’entra con tutto?

Chieti ore 10:30. Apro un giornale e mi balza agli occhi un articolo con un fotogramma di un ragazzo decapitato. Mi butto nella lettura e scopro che la causa della morte è la mancata abiura della religione Cristiana a favore dell’Islam.
Istintivamente mi arrabbio. Poi mi acquieto e mi inizia a invadere un dolore immenso e una voglia indescrivibile di dire qualcosa sulla questione. Perché non si può non prendere una posizione davanti ad una cosa del genere.
Tutto il mio impeto di verità, giustizia, bontà, amore era venuto alla ribalta come davanti al terremoto dell’Emilia e al fatto che dei miei cari amici erano stati coinvolti. Come posso aiutarli? Come posso starci davanti anche se il mio tempo è occupato perché sto facendo le elezioni in università?
Cosa c’entrano le elezioni con il terremoto e la morte di un cristiano a più di 1000 km di distanza?
C’entrano perché nella vita ho avuto la «gran fortuna» di incontrare il Fatto di Gesù, persone che hanno un modo di “sentire” tutto (amicizia, amore, politica…) che dice di te meglio di te stesso, tanto che decidi di dargli tutta la vita, perché di meno non vale la pena.
E quindi? Sembrerebbe una cosa devotamente appiccicata! Invece no. Ho avuto modo di re-impararlo a cena con degli amici perché quel Gesù a cui dai la vita ha un “corpo visibile” nel mondo: la Chiesa. Noi che abbiamo incontrato Gesù facciamo parte di un corpo dilatato fino agli estremi confini della terra (che spettacolo) e più niente al mondo mi è indifferente perché accade a un mio “fratello”. Sì, noi cristiani abbiamo una famiglia grande! Quindi se un mio fratello soffre anche io soffro con lui, perché siamo insieme per lo stesso Compito: costruire il regno di Gesù sulla terra. Nasce così una mossa che arriva fino ad andare in Emilia a dare una mano oppure a morire martiri.
Allora tutto c’entra: la morte, l’amicizia, il dolore; e anche io che sono qui che cerco di costruire la Chiesa in università facendo le elezioni. Magari vincendole.

Acciuga