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Controllo di stato

Appena tornato in acque italiane da una nuotata intercontinentale, un amico attento e appassionato mi fa notare che nella splendida legge pensata da Renzi-Berlusconi mancano di nuovo (guarda il caso!) le preferenze. Dunque, il capolavoro del nuovo duce (sic!) della sinistra è più o meno uguale al porcellum del tanto disprezzato Calderoli.
L’unica vera differenza è che Calderoli era insultato dalla stampa, mentre Renzi è osannato. Berlusconi gongola: con questo sistema tutti i moderati non di sinistra saranno costretti – qualcuno dolcemente, ma costretti – a rivotarlo. Il nuovo centro destra, dimostrando poca lucidità, approva, sebbene con qualche riserva. Forse converrebbe loro far crescere le riserve perché con questa legge scompariranno.
Quello che si capisce anche troppo bene è che nessuno (neanche Grillo) vuole le preferenze. Anche il sommo costituzionalista Sartori, che pontifica contro la nuova proposta (che non è la sua e forse perché non è la sua), dice che comunque non si può tornare alle preferenze, che erano “manipolate dalla mafia, soprattutto al Sud”.
A parte la banalità da bar neanche troppo corretta (i processi per compravendita dei voti si sono fatti e si fanno anche a Milano e a Torino, e le percentuali sarebbero da studiare), il problema è che nessuno vuole le preferenze perché garantiscono e premiano chi è davvero presente nella vita sociale. Certo, ci saranno accordi. Ma anche per fare gli accordi bisogna avere dei “voti”, cioè una fiducia e una rappresentanza reali sul territorio.
Né Grillo né Renzi né Berlusconi (né Sartori) vogliono confrontarsi con il piccolo grande test di trovare e mettere in lista chi aiuta davvero le persone concrete. Già, perché chi ha rilevanza sociale, non è ricattabile. Ha i “suoi” voti e non dipende dal “capo”.
Certo, ci saranno delle possibilità di controllo disonesto e violento. Ma – sarà il fuso orario che mi confonde – non riesco bene a capire la grande differenza morale tra i voti controllati dalla mafia e quelli controllati da gruppi di potere molto più degni fatti da sindaci, comici, imprenditori o professori universitari che decidono le liste. Il voto o è libero, cioè posso decidere da chi farmi rappresentare, o è controllato, cioè non posso decidere chi voglio. L’unica vera differenza è che nel sistema delle preferenze il controllo è un reato e non una legge dello Stato.

Torpedine