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Della responsabilità

Come ogni martedì vado a scuola più tardi. In treno (che per una volta non è stracolmo) vengo infastidita dalle voci invadenti di un gruppo di giovani donne, direi circa trentenni: lamentano a ripetizione l’assurdità della vita che le costringe al viaggio, al lavoro, alla responsabilità (alcune) anche di una famiglia. Non mi permetto di esprimere giudizi: non conosco persone e casi e sarei ingiusta a colpire, di sicuro però arrivo triste alla meta al pensiero di giovani vite che sembrano aspirare al nulla.
Ultime due ore compito in seconda (siamo alla fine del quadrimestre). In classe mancano quattro ragazzi: se l’assenza di tre non mi stupisce, quella di V. mi sorprende non poco.
V. è una ragazzina in cura da anni per crisi di ansia; ha grandi difficoltà di memoria, ma anche una infinita disponibilità al lavoro e al rapporto – a cui non si è mai sottratta – e con grande coraggio scopre le proprie carenze per lasciarsi aiutare. Penso: “Avrà almeno 40 di febbre!”.
Con sorpresa la trovo ad attendermi all’uscita da scuola. “Prof, ieri l’ho cercata, ma aveva il giorno libero, e anche stamattina ho telefonato e mi hanno detto che sarebbe arrivata più tardi, così ho dovuto decidere da sola. Perché stamattina c’era il compito di matematica ma anche il funerale di mia nonna, al quale non volevo mancare. Ora come posso fare per recuperare il compito?”.
Piccoli, grandi uomini quelli con cui mi confronto ogni giorno! Come questa dodicenne con varie difficoltà scolastiche che ha capito, più di me e delle mie compagne di viaggio, che la realtà è interessante solo quando si risponde a qualcuno. Che scegliere una cosa non vuol dire evitare le altre ma andare al fondo di un pezzo per comprendere tutto. Che la vita è responsabilità.
Torno a casa più certa e serena.

Alice