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ESSERE COMUNITÀ CRISTIANA OGGI

La chiesa è sempre posta dinanzi alle sfide della cultura del tempo in cui vive: così è stato per duemila anni, e sempre così sarà. Oggi spesso viene posta così la questione: le chiese si spopolano, soprattutto in ambito europeo. Ma questo è da considerare un fallimento e/o una opportunità?

Non era privo di vantaggi il fatto che in un tempo ormai lontano in Europa il cattolicesimo fosse molto vivace e significativo per la società, profondamente impregnata della fede e dei valori cristiani. Strutture e istituzioni erano diffuse, attive e molto incisive per tante dimensioni per la vita delle persone e dei popoli.

Sulle cause del crollo, avvenuto in pochi decenni (per qualche osservatore in modo fin troppo rapido) le analisi non mancano: fondamentalmente si sostiene che le modalità di inculturazione nel mondo contemporaneo hanno fallito. La ‘conformazione’ a questo mondo non pare essere stata una strada illuminata, né il ritirarsi sull’Aventino.

San Paolo, pur molto presente al mondo dei suoi tempi, ha usato tutti i mezzi disponibili per raggiungere le genti e, oltre alla sua cultura giudaica, aveva anche una buona cultura greca. Ma, nello stesso tempo, in lui c’era l’incisività di una diversità che attira, colpisce, si confronta, capace anche di accettare il rifiuto e la sconfitta (come nell’Areopago di Atene)

Un cristianesimo gentile, di convenienza, simpatico, che non sia troppo tagliente, complice di ciò che il mondo vive, timido, che ha paura di proporre le sue scelte non ha avuto mai buona fortuna.

Agostino dice che esiste la città degli uomini e la città di Dio. E’ necessario lavorare su entrambi i piani e questa è la ricchezza ma anche il disagio di un cristiano, che deve avere da una parte i piedi per terra e, dall’altra parte, il cuore, l’intelligenza, la volontà orientate verso una realtà che è al di là di questo mondo. Questa è una tensione, meravigliosa e arricchente, ma non facile da vivere, eppure è l’antinomia di fondo ineludibile del cristianesimo.

Moscardino