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FUORI DAL TUNNEL

«Quando si entra a Termoli non si entra da nessuna parte; è una città senza capo né coda. Si tratta di un agglomerato di palazzi-cemento. Case e palazzi di dieci o due piani, o sette, o quattro. Nani e watussi irregimentati in un esercito sbandato, inconcepibile. Gli stili e i gusti fanno a cazzotti o si annodano: anni sessanta, settanta, ottanta. Palazzi di vetro, al quarzo, fatti di nudo cemento. Palazzi quadrati, ottagonali, triangolari, rettangolari e in via di costruzione. Si tratta di palazzi “intrattabili”… Alcuni hanno balconi incassati l’uno sull’altro; altri palazzi li hanno alternati e sono di plastica, dorati e argentati. Le vie ci girano intorno e non si sa dove portano. Veramente a Termoli cercavo un albergo; precisamente l’hotel Meridiano; me lo aveva consigliato un amico. Questo amico mi aveva detto: “Se vai a Termoli cerca il Meridiano, pare proprio una dentiera!”. Invece, per fortuna, mi sono imbattuto in quello che troppi anni fa doveva essere stata Termoli: uno sperone sul mare con una piccola fortezza a protezione di casette pastello. Verdine, bianche, di un giallino sbiadito. E dallo sperone una passerella di legno con all’estremità una grande rete a bilancia. Insomma, dopo tante bruttezze, non ho voluto varcare la soglia del Borgo. Mi sembrava di contaminarlo. Ero troppo sporco. Ho preferito pensare che quel Borgo incarnasse ancora la grazia dei pescatori molisani» (Aurelio Picca – Il Giornale -03/08/2003)

Mi è venuto in mente questo articolo di Aurelio Picca quando ho letto l’intervento di Giovanni De Fanis su primonumero.it del 28/09/2016.

Per chi non lo conoscesse, il De Fanis è un giornalista, ex consigliere comunale (per 15 o 20 anni) del PCI; ha scritto libri di storia, di costume, di poesie, ed è una delle “anime” di quel giornale online (sul quale ho avuto modo di fare qualche breve riflessione in questi mari).

Le sue affermazione sono spesso state discutibili, come quando, in una sua poesia, ha qualificato un gruppo di amici, riuniti in cooperativa, che gestivano un negozietto di oggetti artigianali nella Torretta Belvedere di Termoli come “mercanti nel tempio”, giovani cattolici che si sporcavano le mani con gli affari e con i soldi. Storia vecchia, acqua passata; ma brucia ancora per le falsità che il componimento conteneva e per il perbenismo ipocrita che esprimeva.

Questa volta, però, mi sembra interessante quanto sostenuto dal suddetto nell’articolo “Cronistoria del regno del mattone”: «70 anni di scempi urbanistici alla luce del sole. Per gli smemorati però lo scandalo è un tunnel. Se ne parla come di un’opera che “sbudellerà” Termoli per “venderne una parte” a interessi privati, mettendo sotto accusa l’Amministrazione che ne sostiene il progetto, rea di fare scelte dittatoriali. Chi oggi si scaglia contro il “principe cattivo” ha dimenticato però decenni di speculazioni edilizie e democrazia censurata, quando si impediva ai consiglieri di prendere visione degli atti e le delibere consiliari si approvavano a notte fonda e si costruiva senza regole, producendo edifici terrificanti che sono sotto gli occhi di tutti».

Qui la versione integrale:

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=23044.

Per quanto mi riguarda, ho ascoltato le ragioni dell’una e dell’altra fazione e, dopo un’attenta valutazione, propenderei per il NO, anche se il progetto di riqualificazione urbanistica proposto mi sembra abbia una sua validità e una sua coerenza.

Riguardo, invece, alla denuncia dei vari comitati sulla supposta mancanza di democrazia perché il referendum per decidere sulla proposta di realizzare il tunnel ed altre opere “non s’ha da fare”, mi viene da sorridere. Un gruppo di 4 saggi ed il Consiglio di Comunale hanno stabilito così, perciò lascerei da parte certi tipi di linguaggi utilizzati. 

Pesce (ner)Azzurro