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GLI “ALTRI”

Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto:
nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo
è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca
nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di
complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.

Emmanuel Lévinas

Se seduta su una panchina, o camminando per la strada, o in auto ferma al semaforo, mi accorgo che qualcuno mi guarda… Cosa penso?
Riporto qui ciò che ho capito di un’interessante riflessione che mi è capitato di ascoltare sul rapporto tra un uomo e un altro uomo, fino al rapporto di ogni uomo con Dio.
L’altro (da mio marito agli immigrati sbarcati a Lampedusa; da chi incontro per strada a chi la pensa diversamente da me) mi pone sempre delle domande, mi chiede di prendere una posizione.
Ed estremizzando le alternative: o è una minaccia alla mia libertà “ed equivale alla sconfitta della mia libertà sottoposta allo sguardo di un’altra libertà”, tanto che in definitiva mi dà la nausea (per dirla con J.P. Sartre: perché secondo Sartre l’altro è come me, è un altro me, e quindi tende a farmi diventare suo oggetto. Non possiamo essere entrambi liberi perché la libertà è concepita in termini di sovranità e, come tale, una e indivisibile).
Oppure scoprire l’altro è la possibilità di scoprire anche me stesso, la mia esistenza e, dunque, la mia libertà.
Ok sembrano cose un po’ contorte… Ma a pensarci bene non così lontane dall’esperienza di ciascuno.
E poi mi ha colpito il passaggio successivo: anche Dio, il Signore di tutto, la Misura di tutto, è fatto di questo rapporto di sguardi e di alterità.
Il Padre è Colui che ha tutto e che non tiene nulla per Sé, ma dona tutto al Figlio. E il Figlio è colui che riceve tutto, compresa la gratitudine per il Padre. L’Amore, il guardarsi vicendevole di queste due Persone si chiama Spirito Santo.
Ed essendo l’uomo creato a Sua immagine e somiglianza, vale per noi la stessa legge di questo dono e bisogno reciproco, che ancora prima che una legge morale (tutto il contrario dei “buonisti” che il Papa rimprovera) è una descrizione ontologica di come siamo fatti.
Bè, insomma, messa così la questione, val proprio la pena di uscire di casa al mattino!

Sirenetta