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Hotel Mozart di Renato Olivieri

Olivieri, anche in questo romanzo, continua a mostrarci la “sua” Milano, quella degli anni ’70-’80, la metropoli del boom economico con le casette con giardino, sogno degli impiegati e degli insegnanti, gli uffici delle ditte sorte dal nulla, con gli interni dimessi e quasi anonimi, il piazzale e il ponte del naviglio Grande, che ha da poco eliminato la ingombrante presenza delle fabbriche e delle ciminiere. E’ una Milano malinconica che mescola i segni modesti del passato e quelli pretenziosi del futuro già in atto. Il romanzo giallo, prendendo spunto da tre morti sospette, narra le indagini del Commissario Ambrosio che intersecano ambienti in cui la malavita si intreccia con una rampante imprenditoria e un mondo borghese a cavallo tra la rispettabilità e l’azzardo. Ambrosio, coadiuvato dal fidato ispettore De Luca, con un approccio da Maigret nelle frequentazioni dei bar e delle trattorie, ci apre alla scoperta di Milano, e dopo una veloce ma significativa puntata a Vienna, come indica il titolo, risolve il misterioso enigma.

Ma la malinconia non aleggia solo sulla città; è il sentimento prevalente che, pian piano, pervade il commissario: superata la maturità Ambrosio sente l’opprimente percezione dell’anzianità in arrivo e una scontentezza di sé che gli rende la vita infelice. L’intreccio della storia è quindi giocato non tanto sull’azione quanto sulle drammatiche riflessioni del protagonista: “Ci sono momenti in cui hai la sensazione di essere inutile, che tu non conti nulla, e niente conta.”

Pesce Palla