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Il morso della reclusa di Fred Vargas

Il morso della reclusa di Fred Vargas
Casa abbandonata from Pixabay

Nel nono romanzo della serie del commissario Adamsberg, l’investigatore si trova a risolvere il caso di alcuni anziani morti, sembra accidentalmente, per il morso di un ragno velenoso, chiamato la reclusa. L’autrice di questa serie è Fred Vargas, pseudonimo di una scrittrice francese, archeozoologa nel CNR e studiosa del medioevo. Partendo dall’idea assurda: che le vittime siano state assassinate, il commissario a poco a poco arruola in questa indagine “privata” i componenti della sua squadra. Man mano che si accertano altre morti passate e si aggiornano gli omicidi recenti Adamsberg scopre una terribile storia di soprusi operati, oltre sessanta anni prima, in un orfanotrofio da un gruppo di giovani criminali a cui si aggiunge, nei decenni successivi, una serie di stupri di gruppo messi in atto nella Francia del sud dalla stessa banda.

Il metodo investigativo del commissario è molto particolare: scrive nel taccuino tutti gli indizi che gli sembrano interessanti, solo perché sono dei punti incogniti, li chiama microbolle; poi lascia che questi protopensieri crescano, si agitino, si scontrino tra di loro; le parole, con il loro significato profondo, fanno da catalizzatore a questi urti, finché non avviene lo scoppio delle bolle e arriva la soluzione.

L’inchiesta trova il suo elemento risolutivo nel viaggio, nei dintorni di Lourdes, alla ricerca, nei ruderi di una piccionaia, delle tracce di una “reclusa” moderna, una donna stuprata isolatasi in modo totale per un lungo periodo dal contatto con la realtà. Un racconto toccante sull’amara sorte di un gruppo di adolescenti negli anni della seconda guerra mondiale e della ricostruzione.

Pesce Palla