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Inno alla carità

La Carità (Giotto - Cappella degli Scrovegni - Padova)
La Carità (Giotto – Cappella degli Scrovegni – Padova)

Per una serie di circostanze ho dovuto cercare una sistemazione urgente per la notte ad un immigrato non più ospite di uno dei Centri di Prima Accoglienza presenti nella zona.
Ho chiamato parecchie persone, ho bussato alla porta di varie istituzioni (pubbliche e private, religiose e non); ma non c’è, qui a Termoli e d’intorni, la possibilità di gestire un’emergenza simile: l’unico modo è quello di dormire all’addiaccio.
Mentre cercavo una soluzione, escludendo a priori una di tipo “personale”, come portarmelo a casa (non avendo un posto), mi è tornata alla mente quella frase di T. S. Eliot che tante volte ho meditato con i miei amici: «Essi cercano sempre d’evadere dal buio esterno e interiore, sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono».
Ho pensato, subito, che forse anche noi, oramai, sogniamo strutture sociali perfette perché vogliamo che rispondano a tutti i bisogni, così da rendere non necessario l’essere buono, da rendere inutile la carità.
Poi, ho ripensato alla frase di Gesù: «I poveri li avrete sempre con voi» (Marco 14, 7), che non era una minaccia, ma una semplice constatazione.
Infatti, i tentativi di costruzione di sistemi perfetti hanno portato con sé tante di quelle contraddizioni da rendere le società-giuste che si stavano tentando di realizzare ancora peggiori di quelle precedenti.

«L’amore – caritas – sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo» (Deus caritas est, 28b).

L’essere buono, allora, è necessario solo perché non riusciamo a costruire strutture sociali perfette?
No. L’essere buono è una necessità del cuore dell’uomo.

«Innanzitutto la natura nostra ci dà l’esigenza di interessarci degli altri. Quando c’è qualcosa di bello in noi, noi ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri. Quando si vedono altri che stanno peggio di noi, ci sentiamo spinti ad aiutarli in qualcosa di nostro. Tale esigenza è talmente originale, talmente naturale, che è in noi prima ancora che ne siamo coscienti e noi la chiamiamo giustamente legge dell’esistenza» (Don L. Giussani – Il senso della caritativa).

Non è una generosità istintiva. «Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso, e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla» (S. Paolo, 1Corinzi 13,3); è una legge dell’esistenza che non può emergere a prescindere dalla libertà.

Pesce (ner)Azzurro  

P.S. L’immigrato è finito a Campobasso e poi a Foggia…