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La mostra sui 70 anni della Repubblica (III puntata)

Come si era detto, si sperava che la mostra riminese sulla repubblica fosse meglio della sua presentazione del Corriere impostata su un grande revisionismo che oscura il contributo di ideali e ideologie politiche alla formazione della Costituzione.
Nella mostra, in effetti, ideali e ideologie (che non sono la stessa cosa, ma nella mostra così pare) sono citati, ma il tutto è ricompreso nella mitizzazione della Prima Repubblica. Infatti, dalla ricostruzione scompaiono episodi non secondari come Tangentopoli e l’intera Seconda Repubblica è liquidata come puro caos, salvo l’omaggio a Ciampi e Napolitano.
La cosiddetta Seconda Repubblica certamente è stata segnata da un grande conflitto, soprattutto sulla figura di Berlusconi (e non solo – ma forse non principalmente – per colpa sua). Tuttavia, va detto che: 1) la Prima Repubblica idolatrata non era affatto priva di conflitti forti. L’Italia è stata sull’orlo della guerra civile per anni, guerra evitata per i voti alla Dc e i soldi americani del piano Marshall; 2) anche la Seconda Repubblica qualcosa ha fatto: infrastrutture (alta velocità), riforma del mercato del lavoro (almeno due), ingresso nell’euro, qualche riforma scolastica, la sussidiarietà nella Costituzione, il federalismo (parziale, su cui ora peraltro la nuova riforma vuole tornare indietro), e anche una riforma costituzionale – meno pesante di quella proposta da Renzi – bocciata per il clima di delegittimazione contro Berlusconi (ma all’epoca si poteva votare contro le persone mentre ora non sta bene).
Conclusione: è molto interessante che gli esseri umani quando vogliono proporre qualche taglio con il passato cerchino sempre di riscriverne la storia perché nella storia si potrebbero trovare versioni alternative non gradite al potere. Essere vigili sulle revisioni della storia, in qualunque ambito, è un modo per aiutarsi a rimanere liberi.

Torpedine e Pesce pilota