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La strage degli innocenti

La tragedia nel Connecticut: 27 le vittime. L’assassino, Adam Lanza, 20 anni, è morto. Ha ucciso la madre insegnante e sterminato i suoi alunni tutti tra i 5 e i 10 anni. Sei bimbi trovati vivi nascosti negli armadi.

Che dolore! Che tristezza!
Di fronte alla morte di questi bambini, al dolore dei loro genitori, chi può colmare il vuoto, il senso di smarrimento che mi attanaglia? Mi è venuto in mente che 2000 anni fa anche Gesù si è trovato di fronte a situazioni di profondo dolore. Come ha reagito di fronte a questo dolore?

“Gesù si recò in una città chiamata Nain, accompagnato dai suoi discepoli e da molta folla. *Quando fu vicino alla porta della città, vide che portavano a seppellire un morto, figlio unico di una madre vedova; molta gente della città l’accompagnava. *Vedendola, il Signore ne fu commosso e le disse: Donna non piangere!” (Lc 7,11-17).

“Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro… Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?»… Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro…” (Gv 11,1-45).

La cosa che più mi colpisce di questi due episodi è l’umanità di Gesù di fronte alla morte: la sua commozione, il suo pianto sono gli stessi sentimenti che provo anche io pensando alle madri e ai padri che hanno perso il loro figlio. Sentimenti tanto più sorprendenti, in Gesù, visto che sapeva che avrebbe risuscitato il figlio della vedova di Naim e l’amico Lazzaro e dunque, da un punto di vista puramente razionale, che motivo aveva di commuoversi?
Eppure, c’è un pensiero che non mi lascia ancora tranquillo: perché Gesù, oltre alla partecipazione emotiva, ha ridonato coloro che erano morti ai loro cari, mentre oggi questo né io né nessun altro uomo – almeno a quanto mi risulta – siamo in grado di farlo.
Cosa allora può realmente consolare i genitori di questi bambini e dare loro una ragione per continuare a vivere?
Don Giussani disse nel 2002:

“«Donna, non piangere!». Che cosa inimmaginabile è che Dio – “Dio”, Colui che fa tutto il mondo in questo momento -, vedendo e ascoltando l’uomo, possa dire: «Uomo, non piangere!», «Tu, non piangere!», «Non piangere, perché non è per la morte, ma per la vita che ti ho fatto! Io ti ho messo al mondo e ti ho messo in una compagnia grande di gente!»…
Non c’è nulla che possa fermare la sicurezza di un destino misterioso e buono!
Noi siamo insieme dicendoci: «Tu, non t’ho mai visto, non so chi sei: non piangere!». Perché il pianto è il tuo destino, sembra essere il tuo destino inevitabile: «Uomo, non piangere!».
«Gloria Dei vivens homo»: la gloria di Dio – quella per cui sorregge il mondo, l’universo – è l’uomo che vive, ogni uomo che vive: l’uomo che vive, la donna che piange, la donna che sorride, il bambino, la donna che muore.
«Gloria Dei vivens homo». Noi vogliamo questo e nient’altro che questo, che la gloria di Dio sia palesata a tutto il mondo e tocchi tutti gli ambiti della terra: le foglie, tutte le foglie dei fiori e tutti i cuori degli uomini.”

Pregherò in questi giorni la Madonna perché attraverso il suo dolore di madre l’umanità nuova di Cristo morto e risorto affermi la vittoria del bene sul male e perché questi genitori possano incontrare la “compagnia grande di gente” in cui è presente Gesù in carne ed ossa.

Pesce Tracina