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Perché nessuno rimanga indietro

Perché nessuno rimanga indietro
Luca Attanasio

Il 22 febbraio è un giorno importante per me: 16 anni fa moriva il carissimo don Giussani e due anni fa veniva sepolta la mia mamma. Quest’anno, quando a fine mattinata accendo le notizie sul pc, leggo dell’uccisione dell’ambasciatore italiano del Congo, Luca Attanasio. Ma… è il nome de “il mio amico eccezionale!”, come lo chiamava, parlandomi di lui e inviando video e foto, un caro amico, incontrato da poco.

Cerco informazioni in rete, ma sulle notizie dell’agguato e della morte si impone la descrizione unanime di un uomo gentile e simpatico (sorride sempre!), fedele e costruttivo, operoso (lumbard dice qualcuno…). Si impone un uomo che fa un lavoro importante, ma è semplice: il ragazzo dell’oratorio che c’è sempre per tutti. Si impone un uomo amato: dalla bellissima e dignitosa moglie, dai genitori e dalla famiglia, dagli amici, da tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui. Era un cristiano e, perciò, c’era per tutti: “essere ambasciatore significa non lasciare mai indietro nessuno” aveva detto solo pochi mesi fa.

L’altra sera, alla messa per il don Gius, l’arcivescovo di Milano ci ha interpellati: “l’appartenenza a un popolo, alla carovana, è la responsabilità di curarsi di tutti e di non permettere che nessuno rimanga indietro”.

Così, mi rendo conto che il don Gius e Luca, come l’altro nostro giovane beato Carlo Acutis, han dato la vita per dirci di uscire: anche ora in questo tempo così strano, così duro, dove tutto ci dice di pensare a noi stessi, di trattenerci, di isolarci, loro ci dicono di esserci, di andare nel mondo e fare compagnia, perché Cristo c’è, è l’amico che, attraverso la nostra amicizia, non lascia indietro nessuno. La domanda di non lasciare “un varco così grande dove un uomo possa perdersi”, che tanti anni fa, da ragazzina, avevo letto nel libro di Luigi Amicone sul 68, è stata raccolta da quelli che non mi hanno mai lasciato perdere: gli amici e conoscenti intorno a noi si perdevano, per droga e perché uccisi nelle lotte politiche, io incontravo una carovana di amici, la carovana del Gius, che non mi ha più mollato. Grazie a quelli che continuano a dare la vita per questo, per dire, soprattutto ai ragazzi, e a tutti noi, che è più bello dar la vita che tenerla.

La piccola pescetta (pesitt) lombarda