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Problemi morali?

Discussione con due colleghi statunitensi sull’intervento militare in Siria. “E’ un problema morale” mi dicono. Lo sarebbe, secondo loro, perché hanno ucciso dei bambini con il gas nervino e quindi: ‘come si fa a non intervenire?’.
La cosa è grave e ripugnante, è vero. Tuttavia, come mai questo è un problema morale per il quale la nazione più potente del mondo si deve assumere il ruolo di giudice etico e, invece, non è un problema morale la dittatura che regna in Cina e che non più di due settimane fa ha dichiarato di proibire ancora la libertà di pensiero a miliardi di persone? Come mai non è un problema morale l’appoggio al golpe egiziano con tutte le sue migliaia di morti? Come mai non è un problema morale che in Olanda ci sia l’eutanasia per bambini?
Avere la preoccupazione e portarsi la responsabilità del mondo è la grandezza degli Stati Uniti. Ma il calvinismo profondo della cultura impedisce loro di capire che le responsabilità sono politiche e non etiche. Quelle etiche, infatti, si alterano facilmente e l’etica diventa un docile strumento per decisioni dettate dall’economia o da altri fattori. Se si ragiona politicamente, invece, si è già visto che gli interventi in nome di principi tutti “occidentali” in regioni molto lontane dal punto di vista culturale, diventano subito la causa di mali maggiori. La vicenda dell’Iraq o della primavera araba sono buoni (cattivi, purtroppo!) esempi. La cartina di tornasole è sempre stata la libertà di esistenza della Chiesa e dei cristiani. Laddove si è intervenuti, i cristiani sono stati trattati peggio di prima – sotto i dittatori – dovendo morire o fuggire, per la maggior parte.
Così anche la richiesta di Papa Francesco di un digiuno per sabato per favorire il dialogo vero è una richiesta di responsabilità politica e non di pietismo morale, fatta con l’arma più potente che hanno gli esseri umani: domandare a Dio, con sacrificio, di compiere la giustizia impossibile agli uomini, e persino agli americani.

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