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RISCOPRIRE IL GUSTO PER IL GIUDICARE (INSIEME)

Durante il weekend appena trascorso, mi è capitato di partecipare ad una scuola di politica (in senso lato!), più nota come “Winter School. L’Arte della politica”: una fitta serie di incontri su temi di attualità dall’economia globale, alle riforme del diritto costituzionale, dalla storia del dissenso russo alla VII sinfonia di Beethoven. Insomma, un respiro a 360 gradi per capire di più il mondo in cui viviamo. La cosa interessante è stata riscoprire in me come è gustoso (sì, letteralmente gustoso, come sorseggiare una bibita fresca al mare o assaporare una buona cena in trattoria in compagnia di cari amici!), com’è gustoso – dicevo – usare la testa e ragionare sulle cose, confrontandosi realmente su dati di fatto – e non su affermazioni preconcette o assiomatiche – forniti da persone che sanno quel che dicono. Per fidarsi di un uomo, o almeno per paragonarsi seriamente con quello che dice, occorre, infatti, essere certi “che sa quel che dice e non ti vuole ingannare”. Tuttavia, capita di rado. Per cui la discussione si svolge sempre tra due partiti già presi e ritenuti consolidati. Il dialogo diventa subito scontro, al termine del quale uno non ne sa più di prima, anzi spesso ha “guadagnato” solo dubbi. Alla Winter School, invece, al termine degli incontri sorgono tante domande, si riacquista il coraggio di porle, innanzitutto a se stessi e poi anche in pubblico. Si riconquista un coraggio di fare domande che nasce dal desiderio sincero di conoscere, e non dal voler mettere in castagna l’avversario per difendere la propria posizione a tutti i costi. Penso che l’inizio di un giudizio libero e personale sia proprio quando si domanda per capire di più. E così dal desiderio di capire come mai la politica è oggi succube dell’economia, da quali fattori anche culturali tale fenomeno dipenda; in quale situazione economica (terribile! sic) si trovi il nostro paese, o chi sarà il prossimo leader dell’economia mondiale, ecco che da queste domande si genera innanzitutto la contentezza dell’aprirsi di strade conoscitive nuove e insolite, e persino di domande più profonde e intime. Come può una semplice insegnante contribuire, anche nella prassi quotidiana, a educare e cambiare la classe politica? Come mai l’uomo (e quante volte io!) tradisce la verità per la sicurezza che la menzogna garantisce? Cosa può scalfire l’ideologia, cioè la convinzione, quasi inconsapevole, che le cose stiano in modo diverso da quello che la realtà palesemente dice? Si ricomincia a chiedere. Si ricomincia a vivere da uomini dotati di ragione e libertà. E con una forza insospettabile, data da un luogo che aiuta continuamente a esercitare la domanda e a cercare di capire come stanno le cose!

Stella Marina