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ROBERTA, ITALO, FABIO ed IO

Sulla tragedia di Vasto è stato detto e scritto di tutto ed il contrario di tutto: ho letto di difese, accuse, giustificazioni, attacchi, condanne, ricostruzioni dedicate e quant’altro, quasi un festival delle faziosità.
Io invece mi sento responsabile.
In una società che ha all’incirca questa definizione di libertà: “la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri”, dove qualsiasi desiderio è elevato a diritto contro tutto e tutti , ce ne andiamo in giro ognuno circondato dal proprio steccato sempre sulla difensiva quando non all’attacco.
In una società siffatta il limite umano (che in quanto umano appartiene ad ognuno) è tolto e non si percepisce più il senso dell’impotenza e della dipendenza da altro (Altro per i credenti).
Ecco io mi sento responsabile di non aver scalfito questa mentalità che ci rende isole solitarie con presunzione di onnipotenza.
Mi sento responsabile perché non ho detto con forza, gridato (chissà sarebbe potuto anche arrivare) che la libertà è rapporto con gli altri, quindi legami, che dipendiamo da Altro, che la vita non è nostra; non ho detto ciò che Gesù rispose a chi gli chiedeva: “chi ha peccato lui o i suoi genitori perché nascesse cieco?” e Lui: “né lui né i suoi genitori ma perché si manifestasse la gloria di Dio”.(Questo forse non lo capirò mai, ma Lui ha detto proprio così).
Ecco non ho detto, gridato che la realtà è il luogo della gloria di Dio e c’è sempre del positivo anche nel dolore e nel male perché anche il dolore ed il male sono parte della realtà.
Dovremmo cercare il positivo che si nasconde anche in tragedie come questa, quella di Rigopiano, del terremoto ed in tutte, ma la nostra cecità, non solo fisica, ci impedisce di vedere questa positività nel dolore e così ci capita di aggiungere dolore a dolore…. Che Dio ci perdoni!

Pesce anarchico