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Spes contra spem

È morto Marco Pannella, un uomo che si è battuto per tutta la vita per i diritti, soprattutto per l’aborto ed eutanasia. Ma è possibile che lui, la sua persona, sia definita solo da ciò che ha fatto? Sono un semplice studente di infermieristica a cui, tra i “protocolli” da imparare, viene inculcato che la qualità della vita è misurabile solo in base a quello che puoi dare e fare. Eppure Marco Pannella, sebbene ne sia stata omaggiata la grande statura in questi giorni, è morto dilaniato e consumato dal suo tumore.
Effettivamente una morte così non ha un senso rintracciabile, ma dalla lettera che ha scritto al Papa mi sembra chiaro che sia avvenuto un miracolo. Il primo miracolo visibile è che sia morto da uomo, non scappando dalla sua condizione.
Poi c’è quell’ “apparir del vero” di cui Leopardi tanto ha parlato. Davanti a tanto dolore solo ciò che è “vero” può reggere. Lui ha invocato la speranza, “Spes contra spem”, speranza contro speranza! La speranza è l’ultimo desiderio che quest’uomo ha invocato. Ha speso tutta la vita per i diritti e alla fine ha domandato che tutta la sua vita non sia stata vana. Che la vita spesa alla fine non terminasse con la morte. Ha invocato ciò che l’uomo, concretamente, non può darsi da sé. Non c’era altro che fosse stato credibile di fronte a tutto quel dolore se non la speranza… che tutto non sia stato vano. Quella speranza che permette alla morte di non avere l’ultima parola sulla vita!

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