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SULLE C.D. “UNIONI CIVILI”

La Camera dei Deputati ha approvato la legge sul matrimonio omosessuale: è il caso di scriverlo chiaro e senza virgolette, perché questa è la sostanza delle c.d. “unioni civili”, e ogni altra definizione è ipocrisia, cioè nascondere la realtà. Alcune riflessioni sono improrogabili.

Sul merito.

  1. Come ha osservato l’on. Fedriga, la maggioranza, bocciando gli ordini del giorno in merito a tutele speciali per la famiglia naturale e moratoria internazionale contro l’utero in affitto, ha calato la maschera, rimuovendo ogni dubbio sul fatto che l’obiettivo non sia la tutela di presunti diritti (i pochissimi beneficiari dell’iniziativa godevano già di ogni tutela civilistica eccetto adozione e reversibilità), ma un attacco ideologico alla famiglia e ai diritti dei più deboli, che fa leva sulla strumentalizzazione di desideri: su questo, ci si permette di rinviare umilmente all’ampio magistero di Papa Francesco.
  2. È in serio pericolo, per tutti, l’obiezione di coscienza, che la legge, pur intervenendo su temi eticamente sensibili, non disciplina (ossia non garantisce), con tutti i rischi di sanzioni, anche penali, per chi rifiuterà di prendere parte alle cerimonie: sono all’onore della cronaca i casi, già verificatisi all’estero, riguardanti ufficiali di stato civile, funzionari, insegnanti, giornalisti, studenti, ma anche fiorai e pasticceri.

Sul metodo.

  1. Come ha denunciato l’on. Sisto durante la seduta, la forzatura politica (quale è tipicamente il voto di fiducia) su materie eticamente sensibili (quale è pacificamente il matrimonio omosessuale) è propria dei regimi autoritari. La coscienza, che deve restare arbitra sui temi che toccano la concezione dell’umano, è stata coartata dalle dinamiche di potere, sia al Senato che alla Camera. È impossibile non ricordare, in termini del tutto analoghi, anche se più drammatici, S. Tommaso Moro (non a caso citato durante la discussione in aula), che pagò, prima in termini politici e poi con la vita, la fedeltà alla propria coscienza, in un Parlamento che proprio su un tema spiccatamente etico (il matrimonio del re e l’obbedienza alla chiesa di Roma) cedeva alle pressioni politiche del sovrano.
  2. La fretta di fare (con cui il Governo ha candidamente giustificato il doppio voto di fiducia) ha soverchiato l’esigenza di fare bene. Ne sono prova i numerosi e gravi profili di incostituzionalità, sia sostanziali che procedurali, che affliggono la legge, primo fra tutti l’ovvia sovrapposizione all’istituto del matrimonio. Pertanto, le proteste del Movimento 5 Stelle contro le varie scorciatoie procedurali sono più che fondate.

Tutto questo è stato fatto, in poche settimane, da un Governo neppure eletto dal popolo, anzi in presenza di un forte, diffuso e reiterato dissenso di piazza.

Se convenga o meno tentare il tutto per tutto con un referendum abrogativo, non lo so. So che in autunno un referendum ci sarà e riguarderà, fra l’altro, proprio struttura e funzionamento del Parlamento, con lo scopo, guarda caso, di snellire il processo legislativo e conferire potere (ancora) più forte e stabile al governo. Sure we want this?

Squalo martello