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The Donald

Contro tutte le previsioni, anche le mie, Donald Trump ha vinto la corsa per la candidatura repubblicana. Ricchissimo, con storie ambigue di successi e fallimenti finanziari, pluriammogliato e divorziato, sempre circondato da donne bellissime, capace di un linguaggio diretto e sempre fuori dalle righe. Vi ricorda qualcuno?
Ora tutti dicono che perderà con Hillary Clinton e che, se vincesse, porterebbe alla rovina del Paese e del mondo. Stavolta, non ci casco. E prima di credere alla CNN e ai guru universali delle università, andrò a leggermi il programma e ascolterò cosa dice di così convincente the Donald. Non si convincono 11 milioni di americani (quelli che l’hanno votato alle primarie) per caso e dire che sono 11 milioni di frustrati, vecchi, piccolo-borghesi, che guardano solo la TV, è la solita mossa per screditare gli avversari. Trump ha convinto i fondamentalisti protestanti pur essendo divorziato, i cattolici pur essendo stato criticato dal Papa in pubblico, quelli dell’Alaska e della dura Indiana pur venendo da New York. Per lo meno, incuriosisce.
Certo, the Donald ha detto che costruirà il muro con il Messico, cosa che non è piaciuta al Papa. Ma non penso che la difesa strenua dell’aborto in tutte le sue forme, sostenuta dalla Clinton, piaccia molto al Papa. Trump dice che non sosterrà il patto economico con l’Europa. E, considerato come sembra essere da ciò che trapela – un bel patto tra multinazionali per impoverire i consumatori mondiali – ce lo auguriamo. Questo è quello che so, il resto lo studierò e vi dirò.
Per ora, apprezziamo il fatto che gli elettori conservatori degli US non abbiano ascoltato CNN (e neanche la Foxnews del partito conservatore), abbiano dimostrato che davvero non se ne può più di una classe dirigente inetta di destra e di sinistra e ci abbiano fornito, a dispetto di tutti, una bellissima pagina di democrazia vissuta.

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